«Simenon è attualissimo, “Vento largo” un capolavoro ma rileggiamo “Fantozzi”»

Elena Torre

Gianpaolo Simi, viareggino, 56 anni, è uno scrittore capace e attento, molto seguito e amato. Ha raggiunto la notorietà con i libri pubblicati prima da Einaudi, come “Il corpo dell’inglese” e “Rosa elettrica” e con Sellerio poi, che lo ha di recente ripubblicato con “Cosa resta di noi”, Premio Scerbanenco – La Stampa nel 2015, “La ragazza sbagliata” (Premio Letterario Chianti nel 2018) “Come una famiglia” e l’ultimo uscito nel 2019 “I giorni del giudizio”. Ma Gianpaolo Simi è uno di quegli scrittori il cui esordio, riscoperto più avanti, per fortuna, e ripubblicato di recente, avvenne nel 1997 con un libro magnifico “Il buio sotto la candela” vincitore del Premio Nino Savarese. Oggi Simi è anche soggettista e sceneggiatore, ha collaborato con la quinta stagione della serie tv “Ris” e alle tre stagioni di “Ris Roma”. Dal un suo racconto “Luce del Nord” è stato tratto un film per la tv per la regia di Stefano Sollima, ed è ancora autore della serie “Nero a metà” e con Wilma Labate, ha scritto il soggetto di “Arrivederci Saigon” documentario presentato alla 75ª Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. Ma cosa legge un autore di noir come lui? Cosa gli piace?


Il primo AMORE

«Non ho dubbi nel dire “Lo squalo” di Peter Benchley – dice Giampaolo Simi – Da piccolo adoravo gli squali, ne ero affascinato. E poi, credo, vivere in una città di mare turistica mi aiutava a immedesimarmi negli abitanti di Amity alle prese con questo terribile predatore. Non è affatto un romanzo banale e sciatto. C’è una bella atmosfera, una tensione psicologica, non solo action. Le relazioni fra i personaggi, specie lo strano triangolo fra lo sceriffo, sua moglie e l’oceanografo mi introdussero, in qualche modo, nella complessità delle relazioni adulte».

Il libro sul comodino

«In questo periodo “Madame Bovary”, senz’altro. Magari non necessariamente per intero. Le ellissi narrative non erano la specialità di Flaubert, e nell’Ottocento uno scrittore accompagnava il lettore descrivendo ogni avvenimento per filo e per segno. Resta il fatto che l’influenza di Flaubert nella scrittura è stata così grande, come dice il critico James Wood, da risultare persino invisibile, oggi. Perché semplicemente lo stile di Flaubert ha quasi cancellato come si descriveva una stanza o una via di Parigi prima di lui. Se apriamo a caso una pagina di “Madame Bovary”, la lettura di un qualsiasi paragrafo attiva i nostri sensi: olfatto, vista, gusto, tatto, udito».

Il libro ELLA VITA

«Da sempre “Il borgomastro di Furnes” di Georges Simenon. Un borgo nelle Fiandre, Birra, sigari e nebbia: come dire Simenon in purezza. Un uomo di potere accerchiato, inesorabilmente, da figure femminili diversissime che lo insidiano, lo accusano, lo inseguono, lo amano e lo sgretolano a poco a poco. Poi lo partoriscono di nuovo come essere umano più debole, forse, ma più completo, armonico. Gallimard lo definì il romanzo più perturbante di Simenon. Sono d’accordo. E poi è un capolavoro di ritmo e asciuttezza: nel 1939, quest’uomo applicava alla perfezione le regole che oggi ci fanno seguire tante serie tv di genere drama».

Da consigliare

«Dico “Vento largo” di Francesco Biamonti. Romanzo sul Ponente Ligure dove la natura parla e gli esseri umani comunicano quasi di più con il silenzio che con le parole. Se volete capire davvero come si scrive in un italiano puro, secco e preciso, leggete questo piccolo capolavoro. Leggetelo, e dopo certi scrittori piacioni e pomposi non li leggerete mai più».

Da rileggere

«Secondo me “Fantozzi” di Paolo Villaggio – dice ancora Giampaolo Simi – Perché quando si devono raccontare delle autentiche tragedie, in cui davvero non esiste alcuna redenzione possibile, si usa la risata. E l’oscuro ragioniere creato da Villaggio è un personaggio tragico, a cui è negata persino la statura drammatica degli eroi, generosi o malvagi che siano. Quarant’anni dopo tante cose sono cambiate, eppure non è ancora possibile del tutto capire l’Italia senza passare da Fantozzi».

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