“L’Arminuta”, una bambina in equilibrio sugli opposti

Il film di Giuseppe Bonito, tratto dal bestseller di Donatella Di Pietrantonio, è l’unico italiano nella selezione ufficiale della rassegna romana 

ROMA. «Una storia declinata al femminile, quasi esclusivamente di donne, una sfida per un regista maschio ma per me molto interessante. E dove l’Arminuta è la sintesi tra i due opposti che abitano il film». Lo ha detto Giuseppe Bonito, regista de “L’Arminuata”, unico film italiano presente nella selezione ufficiale della Festa del cinema di Roma. La pellicola sarà nei cinema a partire dal 21 ottobre.

Tratto dall’omonimo romanzo di Donatella Di Pietrantonio – bestseller, vincitore del premio Campiello nel 2017 – la storia ambientata nell’estate del 1975 racconta le vicende di una bambina che ha vissuto fino a 13 anni con quella che pensava fosse la sua famiglia, ma che poi viene improvvisamente restituita – l’arminuta in dialetto abruzzese significa “la ritornata” – a un’altra madre, in un’altra realtà (quella dell’entroterra abruzzese) passando dall’agiatezza alla povertà, dall’affetto esclusivo alla quasi ostilità.


Alla conferenza stampa della Festa del cinema di Roma, oltre al regista erano presenti anche la scrittrice del romanzo e le attrici protagoniste: Sofia Fiore (L’Arminuta), Carlotta De Leonardis (Adriana), Vanessa Scalera (la madre) e Elena Lietti (Adalgisa). Il regista Bonito ha raccontato che uno dei criteri guida seguiti per la costruzione del film è stata la «polarità così marcata» a partire dalla lingua, italiano e dialetto abruzzese: «Questa polarità ha guidato molte scelte registiche, a livello di fotografia ma anche di lavoro con gli attori. Parliamo di personaggi come l’Arminuta o Adriana, come le due madri: tutte sono molto ben identificabili dal punto di vista del realismo ma portano anche un simbolismo molto forte». L’importanza del dialetto è stata sottolineata da Bonito anche al momento della scelta delle attrici: «Io ho un limite, non riesco a fare i provini e questo per un regista è di certo un problema – ha ironizzato – provo imbarazzo a fare i provini. Per il cast avevo già pensato a scatola chiusa per i ruoli delle due madri». Per le due bambine, la scelta è stata premiata proprio dalla conoscenza del dialetto: «Sul territorio abruzzese ho visto più di tremila ragazzine della loro età, ma loro, Sofia e Carlotta, le ho scelte dopo una chiacchierata. Ad altre aspiranti arminute chiedevo di descrivermi cosa vedevano dalla finestra, Sofia invece di descrivermi quello che vedeva, mi ha descritto cosa sentiva. Carlotta è stata l’unica che riusciva a parlare il dialetto abruzzese. È incredibile ma le altre non riuscivano. Quindi – ha proseguito – Ho scelto Sofia e Carlotta, assumendomi dei rischi, ben prima di lavorare sulle scene con loro. E poi come succede sempre in certi casi, si sono scelte vicendevolmente». Lo hanno confermato le due giovanissime attrici. Ha raccontato Sofia Fiore, 13 anni, interprete nel ruolo dell’Arminuta: «Io e Carlotta siamo diventate amiche. È stata un’esperienza nuova perché era la prima volta sul set per tutte e due che non avevamo mai fatto un corso di recitazione. Ci siamo supportate l’un l’altra e questo ci ha aiutato molto». Carlotta De Leonardis, 8 anni, nel film veste i panni della sorella Adriana: «Lo stesso vale per me. Quando ci siamo conosciute nei provini si è creato un legame come se fossimo sorelle, proprio come nel film», ha sostenuto.