Ritorna Vasco, ostinato e contrario «Siamo qui ma non è il mondo migliore»

Il rocker: «Confondiamo quello che siamo con quello che usiamo». E attacca i politici, i no-vax e Red Ronnie

Luca Trambusti

MILANO. Da domani sarà in radio e on line “Siamo qui”, nuovo singolo di Vasco Rossi. Occorre però aspettare la data palindroma del 12. 11. 21 per ascoltare le dieci canzoni che compongono l’album. Il diciottesimo disco in studio del rocker di Zocca arriva dopo un lungo silenzio ed è uno sguardo rock (alternato alle ballate anche potenti) sul mondo che stiamo vivendo. Un lavoro di grande attualità, fin politico, dove Vasco non fa sconti e racconta quello che stiamo vivendo e subendo. «Il vero titolo del singolo – confessa Vasco – doveva essere “Siamo qui pieni di guai”, ma la seconda parte è stata tolta. Non c’è alcun riferimento alla pandemia – assicura – è stata scritta prima. I guai sono quelli dell’umanità dettati dal mondo. È una canzone d’amore sulla condizione umana».


È un’analisi lucida, a tratti ironica quella che fa Vasco Rossi, dettata anche dalle letture filosofiche e psicanalitiche (sua grande passione) che ha potuto fare durante il lockdown. «Il principale guaio – dice – è che pensiamo di essere quello che abbiamo e non quello che siamo, di avere e non di essere. Siamo soli e delusi perché confondiamo quello che siamo dentro con quello che usiamo, soverchiati dalla tecnica che è diventata potere. Una tecnica – prosegue – che sta amplificando le nostre debolezze, rabbie e aggressività per diventare sempre più potente e non più solo al nostro servizio. Inoltre si pensa al profitto e non all’esistenza umana e il benessere non conta più. Come dice Galimberti, vali solo se sei utile, se non lo sei vieni emarginato. Come la gente che arriva dall’estero: va bene solo se è utile».

Vasco definisce “Siamo qui” come “un album in direzione ostinata e contraria (citando De André) perché lontano da ciò che si sente in giro. «È un album in controtendenza, classicamente rock, tutto suonato con strumenti veri – dice – Ora ascolti delle belle produzioni ma fatte di suoni sintetici e non con strumenti»” Proprio con una grande “pacca” rock si apre l’intero album. In “XI comandamento” il rocker si scaglia ironicamente contro l’ignoranza. «Sento nell’aria l’arrivo di una valanga d’ignoranza per cui non è possibile spiegare le tue idee a qualcuno che non la pensa come te. Così ironicamente invito alla resa» A questa interpretazione ne aggiunge anche una politica: «Dai nuovi governanti, in Italia e all’estero, che sfruttano l’onda di estremismi, populismi e fake news non ci aspettiamo solo leggi speciali ma addirittura un nuovo undicesimo comandamento, che – spiega con amara ironia – potrebbe essere quello di amarli al disopra di ogni altro. ” Nell’orizzonte di Vasco c’è anche la pandemia (pur non entrando direttamente nel disco) che ha accentuato le difficoltà comunicative alzando muri.

«Dal lockdown – dice scherzando – ho imparato a lavarmi spesso le mani. Ci siamo però dimostrati fragili e forse spaventati. Così No vax e negazionisti cercano facili spiegazioni per dare un motivo a tutto, pensare ad un complotto, trovare le colpe come se a volte il caso non esistesse. Con queste persone – dice – è impossibile parlarci, non puoi convincerli. Per questo – riferendosi alla recente polemica con il presentatore – mi dissocio da quello che dice Red Ronnie che ultimamente come opinionista tratta argomenti che non conosce». Ce n’è anche per i social. In “Tu ce l’hai con me” il tema è l’insulto reciproco sulle piattaforme (di cui peraltro Vasco è un buon frequentatore. («Ma non vado oltre Instagram, Tick Tock non mi interessa”) . Guarda con stupore a questa società, per lui inaspettata. «Vivendo i decenni precedenti non mi aspettavo di trovarmi un mondo così, non solo per la tecnologia. Siamo tornati indietro anche per le conquiste sociali. È un mondo complesso con tante cose negative. Sono deluso: doveva, avrebbe potuto, andare in un altro modo. Non è il migliore dei mondi possibili ma dobbiamo viverlo, combattere, affrontarlo e imparare dagli errori senza aver paura di sbagliare».

© RIPRODUZIONE RISERVATA