Little Steven si racconta Una vita tra Springsteen e la lotta all’Apartheid

MILANO. È un personaggio unico nel panorama del rock internazionale e la sua autobiografia restituisce i suoi tanti volti.

Steve Van Zandt, 70 anni, detto anche Little Steven, deve la sua fama al ruolo di chitarrista e collaboratore di Bruce Springsteen nella E Street Band ma la sua carriera di artista multiforme rende “Memoir - La mia Odissea, fra rock e passioni non corrisposte”, in uscita in Italia oggi, un libro interessante anche per chi non è fan del Boss. Sono un esercito coloro che amano “Miami Steve” alla follia per il suo ruolo di fedele amico e colonna portante di quel gruppo che è un inno al cameratismo rock and roll.


Steve si definisce un consigliere, ruolo che ha interpretato con successo nella serie “I Soprano” nei panni di Silvio Dante, il fedele amico di origini calabresi del boss mafioso Tony Soprano. Coincidenze non casuali perché Van Zandt, al secolo Stefano Lento, è di famiglia calabrese, e nella storia di Springsteen è stato un amico prezioso, dando un tocco decisivo come arrangiatore a numerosi brani, come alla canzone simbolo del Boss: in un colloquio tra i due è lo stesso Bruce a spiegare come il cambio di un accordo da maggiore e minore, suggerito da Steve, abbia modificato in modo determinante “Born to Run”. Van Zandt in “Memoir” narra i pochi disaccordi tra i due, uno dei quali a inizio anni ’80.

Little Steven a Milano ha presentato il libro in un incontro organizzato da Radio Popolare. Con la sua simpatia naturale, il vecchio bucaniere con la bandana in testa ha spiegato come la sua vita e la sua carriera siano andate in direzioni diverse da quelle programmate. Van Zandt ha rievocato l’abbandono della E-Street Band, arrivato appena dopo la registrazione di “Born in the Usa”, il disco che nel 1984 vendette milioni di copie facendo di Springsteen una superstar. Una mossa suicida, specie se attuata per seguire la strada di artista impegnato nella lotta per i diritti umani. Ma - come ha detto Little Steven - quella scelta gli ha permesso di diventare un leader della lotta all’apartheid in Sudafrica.

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