L’universo e le stelle di Ionda nel firmamento di Palazzo Pitti

FIRENZE. Non accenna a placarsi l’onda lunga dell’arte contemporanea che in questi giorni investe Firenze. L’ultimo sbarco è oltremodo prestigioso: Palazzo Pitti. Qui, al secondo piano, nell’Andito degli Angiolini, si inaugura oggi “Smarriti”, personale di Franco Ionda, che raccoglie 36 pezzi dominati da un senso acuto di dispersione e disorientamento. Il titolo, in sintonia con l’attuale momento storico, segue una riflessione cruciale nella poetica dell’artista e si combina con gli altri argomenti della sua produzione, tutti rappresentati dalle opere esposte.

Le sue stelle decapitate, i chiodi, gli sbandati, le sagome, i profili di esistenze disperse in un vuoto cosmico lattiginoso, le silhouettes nere, schiere di uomini costretti a vagare senza meta, soldatini in marcia e teste vuote di generali allo sbando, rimandano e si contaminano con altri temi cardine della sua riflessione: il dramma dei migranti, dei prigionieri, dei profughi, dei reduci di guerra, delle madri private dei propri figli.


Sono i desaparecidos, i dannati della terra, i protagonisti di questa avventura, ispirata dai versi di Majakovskij, “Guardate! Hanno di nuovo decapitato le stelle e insanguinato il cielo come un mattatoio”. Ionda parte da questa immagine per costruire un ventaglio di invenzioni originali che trovano la loro più compiuta espressione simbolica nelle stelle decapitate.

«Realizzate in alluminio – spiega il direttore degli Uffizi Eike Schmidt – questi astri caduti e spezzati partecipano alla denuncia e al riscatto dell’umanità insieme ad ammassi di chiodi lunghi e affilati. Tuttavia nell’arte di Ionda il caos, il disequilibrio, l’oscurità non sono mai privi di speranza: in Ambigua ad esempio, la grande tavola site-specific realizzata per gli spazi dell’Andito degli Angiolini, la figura del lanciatore è colta nell’atto di rispedire le stelle in cielo, con l’intenzione che esse possano tornare a illuminare la notte. Ionda è un artista che reagisce alla perdita di riferimenti di oggi tramite un fitto repertorio di forme e rimandi letterari che servono a scuotere gli animi, senza dimenticare la centralità dell’uomo e la sacralità della vita». La mostra resterò aperta fino al 12 dicembre.

Gabriele Rizza