Al Teatro Arcimboldi il ritorno dell’opera Un angolo di Toscana con Puccini e Venezi

«Arriviamo dalla stessa città, Lucca, e c’è molta affinità» Sul palco saliranno molte giovani promesse della scena

Luca Trambusti

Milano. Giacomo Puccini e Beatrice Venezi: un angolo di Toscana arriva a Milano sul palco del Teatro Degli Arcimboldi. Con la regia di Davide Garattini Raimondi saranno messe in scena le due opere brevi “Gianni Schicchi” e “Suor Angelica”, firmate dal compositore di Lucca, eseguite dall’Orchestra Filarmonica Italiana diretta dalla giovane ma già blasonata lucchese Beatrice Venezi, 31 anni. Il rapporto tra il compositore e il direttore è stretto.


«Arriviamo dalla stessa città – dice Beatrice – e c’è molta affinità, banalmente anche per delle scelte linguistiche e musicali con elementi e chiavi di lettura territoriali che so ben interpretare. Abbiamo una base comune, siamo conterranei, con lo stesso humus. Per questo – prosegue – conosco e apprezzo l’opera di Puccini con cui ho un rapporto stretto che ho approfondito più volte. E poi la mia prima direzione di un’opera fu la “Madama Butterfly”. Quello che mi piace del compositore toscano – prosegue Venezi – è l’attenzione che mette nella psicologia dei personaggi, soprattutto quelli femminili. Rende i meccanismi psicologici in maniera evidente».

Se Venezi torna nuovamente a lavorare su Puccini, l’opera torna al Teatro Arcimboldi di Milano. La grande struttura milanese ha infatti ospitato gli spettacoli (lirici e concertistici) della Scala quando questa era in ristrutturazione (da gennaio 2002 a dicembre 2004). Dal 2006 però l’opera non è più entrata nel teatro, utilizzato per altri spettacoli. Questa edizione delle due opere (che insieme al “Tabarro” fanno parte del trittico pucciniano) vede parecchi spunti interessanti come spiega il regista Davide Garattini Raimondi che ha anche lavorato a stretto contatto con la direzione musicale di Venezi.

«I due atti unici – dice il regista – vanno in direzioni diverse. Uno (lo Schicchi) rappresenta lo spazio, l’altro la claustrofobia. Con una trasposizione cromatica si potrebbe dire che “Suor Angelica” è in Bianco e Nero, l’altro è un’opera in tecnicolor. Per “Suor Angelica” ho potuto calcare la mano grazie anche alla Venezi che ha puntualizzato gli aspetti psicologici. Per tutta la realizzazione ho avuto – conclude Garattini Raimondi – un continuo confronto con Beatrice per creare un perfetto dialogo tra una regia dinamica e le esigenze musicali».

«Queste – dice il direttore d’orchestra (come Venezi vuole essere chiamata)– sono partiture complesse e vanno interpretate con cura. C’è una grande varietà psicologica nei personaggi e variazioni durante tutto lo sviluppo che richiedono la sottolineatura di ogni frase musicale. Le difficoltà sono sia nelle parti musicali che in quelle cantate. “Gianni Schicchi” è un’esplosione d’iperattività con una complessità ritmica e armonica. “Suor Angelica” invece è statica, intima con un dramma interiore e quindi difficile per la tenuta psicologica. Sono – conclude Venezi – due partiture diametralmente opposte». Sebbene sia un’opera impegnativa dal punto di vista lirico sul palco saliranno molti giovani, promesse della scena che sono stati selezionati attraverso il Premio Etta e Paolo Limiti, concorso lirico fondato proprio da Paolo Limiti che si è tenuto lo scorso maggio agli Arcimboldi. «È bello ripartire dalle giovani promesse che però si esibiscono come affermati professionisti – dice Beatrice Venezi – ho conosciuto questi ragazzi nel concorso lo scorso maggio e mi hanno colpito per il loro amore verso il mestiere. C’è una narrazione sui giovani che li vuole bamboccioni senza impegni e responsabilità. In realtà vogliono prendersi i loro spazi».

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