Un piacere per gli occhi e anche per la mente: gli oggetti di Koons fanno il pieno a Firenze

Più di 12mila visitatori nei primi otto giorni per la mostra “Shine” nelle sale di Palazzo Strozzi fino al 30 gennaio

Jeff Koons superstar? A giudicare dal numero dei visitatori che in questi giorni hanno affollato le sale di Palazzo Strozzi, dove è in corso la personale che Arturo Galansino e Joachim Pissarro gli hanno dedicato col titolo “Shine”, l’affermazione non fa una piega. Da quando si é aperta sabato 2 ottobre, nei primi 8 giorni, sono state oltre 12mila le persone che hanno staccato il biglietto, decretandone il successo e consacrandola come l’evento culturale di punta del 2021 in Italia. Anche la dimensione social non è da meno: più di 200mila utenti l’hanno raggiunta con oltre 25mila interazioni dirette.

Non siamo d’estate, le scorie Covid non si sono ancora dissolte, una certa inquietudine persiste (vedi le manifestazioni no-vax con tutto quel che segue) ma certo il turismo è ripartito in quarta e le stagioni ormai quasi non contano più. In questa partitura ambientale culturale un po’ schizzata e anomala, l’effetto Koons funziona come esuberante giostra del contemporaneo, non solo l’arte ma l’immagine tutta: un gioco effimero, glamour, disincantato e spassoso. Poi nelle sue opere, magniloquenti o minimaliste, che qui ce ne sono e di bellissime, ognuno ci vede quel che vuole e le riflessioni si intersecano e si moltiplicano. Ma la sensazione è che a prevalere sia la dimensione ludica, la leggerezza sposata alla recondita pesantezza dei materiali, la brillantezza cromatica che si rifrange tutt’intorno come una membrana flessibile, un reticolo fluorescente, un po’ specchio dell’infanzia, meccanismo favolistico, archetipo futuribile. Ma anche un sogno fantascientifico, cavalcato da un Indiana Jones in cerca di un nuovo Graal. Non più strumento di eterna salvezza o dannazione ma disinvolta passerella di aggressioni consumistiche e avventurismi kitsch.


Autore di lavori entrati nell’immaginario collettivo grazie alla capacità di unire cultura alta e popolare, dai raffinati riferimenti alla storia dell’arte alle citazioni del mondo del fumetto e della pubblicità, Koons sembra trovare nell’idea di “shine” (la “luccicanza” kubrickiana) una chiave di lettura del mondo contemporaneo, desideroso di radici e piedistalli quanto voglioso di lasciarsi andare nei fluidi dell’immaginazione e dell’interferenza. Inventore di forme che investono la fanciullezza, i supereroi, i giocattoli, l’involucro colorato dentro cui si cela la sorpresa, l’assemblaggio di esseri proteiformi, figure che sono anche eredità degli antichi maestri, dalla scultura classica al Rinascimento, Koons è un instancabile “artigiano”, il capo officina di un laboratorio che sforna manufatti di metallo, installazioni giganti, oggetti gonfiabili, montature disturbanti e ingannatrici, quadri e macchine celibi, un repertorio che i curatori definiscono «aperto, democratico, spirituale».

Tra splendore e bagliore, protagoniste sono opere che raccontano la carriera di Koons, dalle sculture in acciaio che replicano oggetti di lusso come il “Baccarat Crystal Set” agli iconici giocattoli gonfiabili come i celebri “Rabbit” e “Balloon Dog Red”, dalla reinterpretazione di personaggi pop come “Hulk” alla reinvenzione dell’idea di ready-made con l’utilizzo di oggetti di uso comune come “One Ball Total Equilibrium Tank”. Un piacere per gli occhi e una distrazione per la mente.

Catalogo Marsilio. Fino al 30 gennaio.

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