Dalla Muraglia alle rive dell’Arno i film dei nuovi cineasti cinesi

FIRENZE. Fra le tante cinematografie che sbarcano ogni anno a Firenze mancava quella cinese. Ora anche questa distanza è stata colmata grazie al FánHua Chinese Film Festival che apre le sue porte da giovedì a domenica prossimi alla Compagnia. Organizzata da Zhong Art International, con la consulenza artistica di Paolo Bertolin, la quattro giorni fiorentina delinea un’interessante panoramica della Cina contemporanea, quella meno conosciuta e più autentica, che supera i classici stereotipi mediatici.

Diviso in quattro sezioni il viaggio oltre la Muraglia si inoltra in un paese rurale e periferico, lontano dalle grandi metropoli, dominato dai paesaggi, cullato e contraddetto dalle tradizioni, in un continuo bilanciamento fra misticismo e pragmatismo, passato e futuro. Un mosaico di undici film che racconterà, attraverso quattro tematiche, la più stringente attualità della cinematografia cinese: i film indipendenti e i talenti emergenti, i nuovi eroi campioni d’incasso, gli sguardi femminili e la potenza della natura alle pendici dell’Himalaya. «La cinematografia cinese – spiega Bertolin – ha da alcuni decenni conquistato una preminenza artistica nel circuito festivaliero, testimoniata dai molti riconoscimenti raccolti a Cannes, Venezia, Berlino. Al contempo, una nuova vitale generazione di cineasti si va affermando, tra cinema d’autore e opere commerciali. Nonostante siano sempre più le opportunità di accedere ad un prodotto internazionale, il ricco bacino del cinema cinese non è ancora sufficientemente reso a disposizione del pubblico italiano. Questa potrebbe essere una bella occasione».


Fra i titoli in cartellone segnaliamo “The soul of Himalaya” opera prima di Zeng Yunhui, dramma epico sullo sfondo dell’altopiano tibetano; “Legend of deification” di Cheng Teng e Li Wei, animazione in 3D che racconta il mito dell’eroe Jiang Ziya vissuto nel Cinquecento; “The final master” di Xu Haofeng, vorticoso intrigo kung fu ambientato negli anni Trenta; il pluripremiato “Balloon” di Pema Tseden, passato l’anno scorso al Lido, la dura vita di una famiglia sullo sfondo delle praterie del Qinghai, per finire con “The eight hundred” di Guan Hu, kolossal bellico che ha sbancato il botteghino in patria, impreziosito dalla voce di Andrea Bocelli nella colonna sonora. G.R.