Per i Fask è già domani: l’album della maturità

La band perugina presenta il lavoro interrotto e ripreso L’indagine sul suono e la collaborazione con Willie Peyote

Luca Trambusti

Venerdì esce “È già domani” il nuovo disco della rock band perugina Fast Animals Slow Kids (aka Fask) , pubblicato dalla Woodworms, prolifica etichetta di Arezzo. Dopo oltre 10 anni di dischi realizzano un lavoro maturo, che li porta a un alto livello e che racchiude, non certo per la prima volta, contenuti di spessore. «Questo disco è iniziato in un modo ed è finito in un altro perché nel mezzo, come sappiamo, è esploso il mondo», spiegano i ragazzi della band. «Dentro si incrociano pensieri ed emozioni opposte tra loro. “È già domani” è un titolo perfetto». «In due anni – spiegano – abbiamo riposizionato il concetto del tempo tra presente e futuro, con la quotidianità che ci proietta sempre verso il futuro, posizionandoci in uno migliore. Da una parte è positivo perché è una proiezione di ciò che si sta costruendo, dall’altra non sei mai ciò che avresti dovuto essere».


Un concetto su cui si soffermano, quello tra presente e futuro, «che sono divisi da un foglio». Per la band perugina questo è il primo lavoro «di condivisione: finora le risposte alle domande erano nella nostra testa. Ora le lasciamo libere e sospesi i pensieri». Anche dal punto di vista musicale “È già domani” è un passo avanti, non tanto stilistico, quanto dal punto di vista della produzione. «Siamo andati per sottrazione, eliminando i suoni che in una fase di mixaggio restano inutili e appesantiscono». Dopo un tour estivo acustico i Fask tornano ad abbracciare le chitarre. «È bello abbattere barriere e limiti. È questa l’idea di fondo che ci ha fatto uscire mentalmente da Perugia, allargare i nostri confini e orizzonti. La musica – dicono – ci porta a fare cose nuove e stimolanti, ogni volta devi distruggere il castello e non difenderlo. A ogni disco che esce sei in crisi perché ti senti in bilico tra vecchio e nuovo».

Nel disco c’è anche il primo featuring della loro storia: con la band in “Cosa ci direbbe” appare Willie Peyote. «Ha portato questa canzone a un diverso livello – dicono – è stato un piacere lavorare con lui, una delle persone con cui siamo in rapporti e che ci sono mancate in assenza dei live. Con Willie il featuring è andato oltre perché, fatto con cognizioni di causa e intimità artistica, è figo e non solo uno strumento di marketing». E intanto dicono che sarebbero anche pronti per Sanremo, ma senza fretta.

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