Leone d’oro a “L’événement” di Diwan Verdetti del Lido nel segno delle donne

L’argento va a Paolo Sorrentino, a Penelope Cruz e John Arcilla la Coppa Volpi, Jane Campion premiata per la regia 

Fabio Canessa

Non era oro, ma ha luccicato lo stesso. Vincitore del Leone d’Argento, “È stata la mano di Dio” di Paolo Sorrentino non è uscito a mani vuote dalla cerimonia finale, come prevedevamo ieri, mentre il suo giovane protagonista, Filippo Scotti, che interpreta lo stesso regista da ragazzo, ha ottenuto il Premio Mastroianni per il miglior attore giovane. Inoltre il Premio Speciale della Giuria è andato a un altro italiano, “Il buco” di Michelangelo Frammartino, una specie di documentario lirico che esige spettatori docili e pazienti.


Comunque un bel segnale di incoraggiamento per il nostro cinema, mentre si spera che con la nuova stagione autunnale le sale, finora scarsamente visitate dal pubblico (soprattutto per la produzione italiana) comincino a riempirsi. Per il resto, come diceva il titolo di un famoso film di Marco Ferreri, il futuro è donna. La giuria capitanata da Bong Joon Ho, il maestro coreano del bellissimo “Parasite”, sembra infatti aver privilegiato in tutte le sue scelte le tematiche femminili, a partire dal Leone d’Oro a “L’evento” ( L'événement), nel quale l’esordiente regista franco-libanese Audrey Diwan trasferisce sullo schermo il romanzo autobiografico di Annie Ernaux che denuncia il calvario dell’aborto clandestino nella Francia degli anni Sessanta. «È un film fatto con il cuore, con le viscere, con la testa – ha detto la regista – Quando abbiamo iniziato a lavorare parlavamo soprattutto del silenzio che c'è attorno al tema dell'aborto e abbiamo visto cosa sta succedendo nel mondo, volevo che questo film fosse un’esperienza, volevo provare a rappresentare questo viaggio nella pelle di questa donna. E oggi grazie a questo premio so che questo viaggio è possibile».

Per continuare con il Premio per la Migliore Regia a un’altra regista donna, Jane Campion, che con “Il potere del cane” si cimenta per la prima volta in un genere tipicamente maschile come il western, dando ampio spazio però alla protagonista Kirsten Dunst. Tutto al femminile anche il premio per la migliore sceneggiatura a Maggie Gyllenhaal, celebre come attrice ma qui regista esordiente con “La figlia oscura”, tratto dall’omonimo romanzo di Elena Ferrante che sfaccetta le inquietudini di una madre che si interroga sul suo rapporto con i figli, le responsabilità familiari e l’esigenza della libertà.

Insomma, tutti i premi principali riguardano film scritti, diretti e interpretati da donne, tratti da romanzi di scrittrici, incentrati sul ruolo della donna nella società di ieri e di oggi. A completare il quadro c’è Penelope Cruz, vincitrice della Coppa Volpi per “Madri parallele” di Pedro Almodóvar, racconto dell’amicizia tra due “colleghe” di gravidanza.

Visto che il film vincitore del Leone d’Oro era stato accolto assai tiepidamente dai cinefili del Lido e quello della Gyllenhaal addirittura stroncato dalla quasi unanimità dei critici, c’è da scommettere che il verdetto farà storcere la bocca a molti, anche perché il concorso è stato ricco di opere di qualità. Magari il film di Martone ha scontato l’ignoranza dei membri stranieri della giuria su chi sia Eduardo Scarpetta (e forse perfino i De Filippo) ma aver trascurato “Le illusioni perdute” e “Il collezionista di carte”, “Un altro mondo” e “Riflesso”, “Non lasciate tracce” e “Al lavoro: otto scomparsi” (il cui protagonista John Arcilla ha vinto però la Coppa Volpi come miglior attore) significa che, per questa volta, si è data maggiore importanza ai contenuti che alla forma. Ignorati gli ambiziosi tentativi di rinnovare il modo di fare cinema anche degli italiani D’Innocenzo e Mainetti, le opere vincitrici sono state scelte tra quelle che trattavano argomenti importanti, soprattutto declinati al femminile, senza stare a guardare troppo la forza espressiva e l’originalità stilistica del linguaggio filmico.

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