Il giornalismo lucido e tagliente di Luca Rastello

Luca Rastello (1961-2015) è oggi considerato uno degli scrittori più importanti del panorama italiano contemporaneo, grazie a un’opera ristretta, ma di amplissima risonanza. Con La guerra in casa (1998), raccontando praticamente in diretta storie delle Guerre dei Balcani fra l’ex Jugoslavia e la sua Torino, ha fatto da apripista a molta della migliore non-fiction sulla gestione dei profughi; Piove all’insù (2006) è considerato uno dei romanzi che meglio hanno raccontato la generazione del Settantasette; su I buoni (2014) e sul suo feroce ritratto, da sinistra, del mondo delle Ong e del volontariato torinese di matrice cattolica, era scoppiato un pandemonio all’epoca dell’uscita, e ancora se ne discute.

Prima di tutto questo, però, Rastello è stato un giornalista che si è ostinato a scrivere sul presente senza i tempi lunghi dei romanzi. Fino a oggi, non c’erano strumenti per capirlo facilmente, e bisognava cercare da soli i suoi articoli. Ora è uscito per Chiarelettere Uno sguardo tagliente. Articoli e reportage 1986-2015 a cura di Giorgio Morbello, che è stato suo collega, amico, e ne ha raccolto la produzione giornalistica accompagnandola con un’utile prefazione.


Nella raccolta c’è spazio per molte cose. C’è, soprattutto agli esordi, la critica letteraria. C’è lo sport, con un articolo su Ronaldo. C’è qualcosa che sta a metà fra satira ed empatia vagamente canzonatoria, come nel racconto dei funerali di Don Giussani, visti al seguito dei militanti di Comunione e Liberazione. Ci sono le inchieste, tante, su argomenti che dovrebbero essere passati alla storia ma sono ancora lì a tormentare le nostre certezze. E, sopra tutto questo, c’è la guerra, senza riguardi e senza sconti al lettore. Ma per fortuna, il giornalismo di Rastello non dà rifugio alla nostalgia: veniamo da anni difficili, che forse pensiamo di aver superato perché non li abbiamo mai guardati in faccia.

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