Sapore di... Jerry, un’estate da mattatore in Versilia: «Vi racconto la nuova comicità»

È stato un ritorno in grande stile quello di Calà alla "Capannina" dopo lo stop imposto dalla pandemia. La nostra intervista

Venticinque anni di “Sapore di mare” alla Capannina di Franceschi. È stato un ritorno in grande stile quello di Jerry Calà nel locale della Versilia, dopo lo stop imposto dalla pandemia. Tutti conoscono lo storico locale, che ha da poco compiuto 92 anni, anche senza esserci mai entrati.

In quella sala è stata girata la scena della celebre commedia di Carlo Vanzina. Luca, ovvero Jerry, che guarda Marina Suma andarsene sulle note di quella “Celeste nostalgia” e ripensa a tutti gli amori di gioventù delle vacanze a Forte dei Marmi. Di tempo ne è passato, Jerry Calà ha da poco festeggiato 70 anni e quest’anno ne celebra 50 di carriera. Un doppio evento festeggiato all’Arena di Verona e poi tornando da vero mattatore sul palco della Capannina, dove quest’anno è andato a trovarlo anche una sua ex, Mara Venier, in vacanza tra Viareggio e Forte. È sempre un divertimento per il pubblico cantare con lui le canzoni senza tempo che hanno fatto la storia della musica italiana, quelle di Lucio Battisti, Gino Paoli, Massimo Ranieri, Jovanotti e i brani cult come “Maracaibo”.

Stessa spiaggia, stesso mare… per dirla in musica. Quest’anno è la terza volta che porta il suo spettacolo in Capannina. Una lunga amicizia iniziata 25 anni fa e che va oltre la pandemia.

«Sì, è la terza serata nel locale di Gherardo Guidi dove torno sempre molto volentieri. Abbiamo cominciato a luglio, poi il 14 agosto è andata molto bene, c’è stata una grande partecipazione. Il 3 settembre invece abbiamo fatto una serata con “Sapore di mare”. Una festa di fine estate, uno spettacolo diverso dal solito, così come è consentito in questo momento. Sono serate belle anche se diverse da quelle che faccio ormai da 25 anni dove, di solito, ci sono 1.500-1.800 persone. Con il rischio Covid ci siamo adeguati. Il numero degli spettatori è più contenuto. Ma le cene-spettacolo, con i tavoli in pista, ci riportano indietro nel tempo, come era agli albori della Capannina. Una situazione che mi è piaciuta, è stato come fare un salto nel tempo, negli anni Sessanta. Mi ha stimolato a fare uno spettacolo più cabaret, più parlato oltre che musicale. La gente è in numero limitato, ti ascolta volentieri, si instaura un rapporto più immediato con il pubblico. È stato bello ma spero che la prossima estate si ritorni a poter fare le serate come sempre, con le discoteche e i locali aperti».

A Ferragosto a vederla a Forte dei Marmi c’era anche la sua ex moglie, Mara Venier.

«C’è un grande rapporto d’amicizia. Con l’affetto che resta dopo l’amore e con l’intelligenza, si diventa amici. Per noi è stato naturale. Mi ha fatto piacere incontrarla».

La Capannina, gli anni d’oro di Forte dei Marmi. Che ricordi ha della Versilia e dei primi spettacoli al Ciucheba a Castiglioncello?

«Sono sempre stato legato alla Toscana. Il Ciucheba, dopo il palcoscenico del mitico “Derby Club” di Milano, è stato il primo a fare esibire i “Gatti di Vicolo Miracoli” con Umberto Smaila, Franco Oppini, Nini Salerno. Avevo una fortissima amicizia con Mauro Donati, così come ce l’ho ancora. Mi sentivo a casa, a un certo punto sono andato ad abitare a Castiglioncello. Ricordo sempre volentieri non solo il Ciucheba ma anche Bussoladomani. Con i Gatti abbiamo fatto l’apertura all’ultimo spettacolo di Mina a Bussoladomani».

Era il 23 agosto 1978 proprio in Versilia la Tigre di Cremona ha salutato definitivamente le scene dal vivo.

«Avere conosciuto Mina è stato molto interessante, uno dei ricordi a cui sono più legato».

Poi c’è il successo di “Sapore di mare” da cui poi è nato lo show.

«Con il grande Carlo Vanzina, che è scomparso e del quale sentiamo la mancanza, in Capannina abbiamo girato la scena del film che è una delle più cliccate sul web. Anche a distanza di anni resterà una delle scene più belle della commedia italiana. Ricordate tutti il finale del film: c’è un salto di vent’anni rispetto al resto della storia, siamo ai giorni nostri (cioè a quelli di quando fu girato il film, quindi ai primi anni Ottanta). Con le note di Celeste nostalgia, la canzone di Cocciante, ci sono io, truccato e invecchiato, non riconosco Marina Suma che mi viene a salutare… Quel film lì, in particolare quella scena, se mai ne aveva bisogno, ha consacrato la Capannina. L’idea geniale di Gherardo Guidi è stata quella di convincermi, alcuni anni dopo, a fare uno show su misura della Capannina. Tanto che la ripetiamo da 25 anni. Speriamo di rivederci durante l’inverno con altre serate e di ritornare a ballare al più presto».

Dai “Gatti di vicolo Miracoli” cosa è cambiato nella comicità? Ormai anche i comici sono quasi tutti solisti. Cosa ne pensa?

«Non è che ci siano grandi spiegazioni. Quello era un periodo in cui nell’ambito del teatro cabaret c’erano alcuni gruppi fortissimi, è vero, come i Giancattivi, per esempio. Poi ci sono Aldo Giovanni e Giacomo. E altri non ce ne sono stati, forse anche perché la comicità è cambiata. Quando ho iniziato io, in tv si arrivava dopo molto gavetta, dopo aver fatto tanti spettacoli nei locali. Ora invece vanno prima in tv e poi vanno in giro a fare gli spettacoli. Il percorso è inverso».

Come è cambiata la comicità?

«La comicità si basa sempre sugli stessi stereotipi. Forse una volta eravamo più liberi di esprimerci. Caso mai erano le tv che ci censuravano. Ora con questa storia del politicamente corretto ci sono meno possibilità. Sono i comici stessi a doversi autolimitare».

Covid costringe molti locali, a cominciare dalle discoteche, a reinventarsi puntando sulla ristorazione e sulle cene spettacolo. Secondo lei ci sarà un ritorno al varietà on line?

«Questo fenomeno della discoteca che diventa ristorante e organizza cena-spettacolo era iniziata prima della pandemia. Era una cosa che comunque stava già prendendo piede. Il Covid lo ha reso ancora più necessario, era una tendenza che si stava facendo strada. C’è un ritorno al varietà».

Come vive questo momento? Cosa ne pensa del Green pass, lo ritiene necessario?

«Sono d’accordo con il Green pass, mi sono vaccinato e tutta la mia famiglia lo ha fatto. Ma dobbiamo anche essere coerenti quando vengono indicate delle regole. Durante l’estate mi è capitato di viaggiare in aereo. Per accedere alle sale di attesa ci hanno chiesto il Green pass, ci siamo sentiti tranquilli di stare con altre persone che ce l’avevano. Ma ci deve essere coerenza: i bus che collegano al gate sono poi super affollati come se il Covid non ci fosse. Queste incoerenze non fanno bene. Vedersi “buttati” come capita, fa dispiacere».

Più volte ha detto durante gli spettacoli, che è favorevole a riaprire per fare ripartire l’Italia. Come?

«Dobbiamo ripartire, ma con grande cautela e controllo, questa estate non è stata come l’anno scorso. Se si riapre bisogna fare i controlli, non si può affidare solo ai proprietari dei locali la gestione del pubblico. I gestori fanno quello che possono, certe volte si creano situazioni difficili da gestire». RIPRODUZIONE RISERVATA