Pablo Damian Cristi realizzerà a Carrara il Cristo incompiuto di Michelangelo

L’artista argentino ha ricevuto la commissione dell’opera dagli eredi Giustiniani per i quali lavorò il Buonarroti

Alessandra Vivoli

Tre anni fa l’architetto e scultore Pablo Damian Cristi ha avuto una proposta. Una di quelle che ti cambiano la vita: la sua, peraltro, questo 45enne di Rosario, Argentina, l’aveva già fatta sterzare nel 2017 quando ha lasciato professione e terra per fare un percorso inverso a quello dei nonni. Dall’Argentina Pablo Damian è venuto a Carrara: seguendo il richiamo del marmo, e delle mani.


Tre anni fa un’altra svolta in cui il marmo ha di nuovo un ruolo centrale: Jerom Luca Monilia, erede della famiglia Giustiniani, ha chiesto all’amico scultore, di cui aveva ammirato le opere in una mostra a Savona, di realizzare il terzo Cristo Portacroce. Con marmo bianco di Carrara. Completando il lavoro interrotto da Michelangelo: «Ma non facciamo paragoni – dice lo scultore argentino – sarebbe un fardello troppo pesante per me». Nessun confronto ma uno stesso metodo di lavoro: Pablo Damian Cristi ieri sera a Torano, dove è in corso la rassegna “Torano notte e giorno” curata da Emma Castè, ha annunciato il progetto che lo impegnerà almeno per un anno e mezzo. «Perché io utilizzo le mani, non gli utensili elettrici e le finiture sono quelle che mi portano via più tempo». Con le mani Cristi si era già misurato a 16 anni quando, a Rosario, aveva cominciato a lavorare da autodidatta un pezzo di marmo. Il resto è storia. La storia di un uomo che a 45 anni è chiamato a terminare l’opera incompiuta di Michelangelo Buonarroti. Opera che nascerà nel terzo millennio a 500 anni esatti dalla seconda versione ultimata dal suo allievo Pietro Urbano, e poi rifinita da Federico Frizzi. La prima celebre versione del Cristo risorto con la croce fu commissionata nel 1514 a Michelangelo da Metello Vari per la chiesa domenicana di S. Maria sopra Minerva a Roma. A causa di una vena nera rivelatasi sul volto del Cristo durante la lavorazione, lo scultore fu però costretto ad abbandonare il marmo per poi donarlo, qualche tempo dopo, allo stesso Vari che lo collocò nel giardino della propria residenza romana. Michelangelo non riuscì mai a soddisfare il suo committente: la famiglia Giustiani. Ci proverà Pablo Damian Cristi a cui gli eredi hanno commissionato la scultura che va così a completare la trilogia di raffigurazioni di Cristo Portacroce: dovrà realizzare l’immagine dello Spirito Santo.

Nel 1514 l’allora trentanovenne Michelangelo, già assoluto ed indiscusso protagonista del Rinascimento italiano, si impegna con un gruppo di gentiluomini romani, tra cui Metello Vari, a consegnare: «Una figura di Marmo d’un Christo, grande quanto el naturale, ingnudo, ritto, chor una chroce in braccio, in quell’attitudine che parrà al detto Michelagniolo». Un’opera che il Maestro lasciò incompiuta per la vena nera nel marmo che affiorò a livello del volto durante la lavorazione, “un’incidente” che per Michelangelo fu terribile. Egli scriveva del dicembre 1518: «Io muoio di dolor». La statua fu poi regalata al committente e nel 1607 venduta al Marchese Vincenzo Giustiniani che la fece rifinire al giovane Gian Lorenzo Bernini. Si tratta di un caso senza pari in tutta la storia dell’arte seicentesca: Bernini avrebbe lavorato sullo stesso blocco di marmo con Michelangelo. Abbandonata la prima versione, Michelangelo cominciò a dedicarsi, a Firenze, ad una seconda statua nel 1518. L’opera fu poi completata in maniera mediocre a Roma nel 1521 dal suo allievo Pietro Urbano, e poi rifinita da Federico Frizzi, nonostante che il Cristo della Minerva fu molto apprezzato a Roma, tanto che fu definito “Miracoloso”. Michelangelo pensò di realizzarne una terza versione per soddisfare il committente e amico Metello Vari, che si accontentò invece di ricevere in regalo la prima versione. La storia va avanti: oggi l’erede della famiglia Giustiniani commissiona a Pablo Damian Cristi il terzo Cristo Portacroce. Di nuovo il marmo. Di nuovo le mani dell’uomo. —