Così la cultura aiuta a rilanciare l’economiaSe ne accorgono pure i ministri del G20

La tutela del patrimonio artistico e ambientale diventa priorità (permanente) dei lavori dei Paesi industrializzati 

Con la cultura si mangia. Si rende florida l’economia di un Paese. Usano altre metafore, ma è questo il senso del G20 della cultura di Roma. Fra Colosseo e palazzo Barberini nasce e viene sottoscritta la Dichiarazione di Roma: 32 punti che impegnano i ministri (e i loro Paesi) a introdurre la Cultura nei lavori del G20 e a «creare forze per l’intervento a protezione del patrimonio culturale a rischio nelle aree di crisi».

L’annuncio viene dato dal ministro della Cultura italiano, Dario Franceschini, al termine di due giorni di incontri nei quali non ci si nasconde neppure i danni creati dalla pandemia: in questo momento, nel mondo il 60% dei musei (causa coronavirus e misure di contenimento dell’infezione) è ancora chiuso. In Italia, in realtà, la situazione è migliore: sono quasi tutti aperti, ma siamo ancora molto lontani dal ritorno all’afflusso pre-pandemia. La vaccinazione, comunque, aiuterà ad accelerare questo processo. Che deve procedere di pari passo con la tutela del patrimonio artistico e ambientale mondiale, concordano i ministri della Cultura.


Cinque le aree di intervento individuate: 1) la tutela e la promozione di cultura e settori creativi «come motori per una crescita sostenibile ed equilibrata»; 2) la protezione del patrimonio culturale «contro i rischi, compresi i disastri naturali, il degrado ambientale e il cambiamento climatico, la distruzione deliberata e il saccheggio, il traffico illecito di beni culturali». Da qui l’impegno dei ministri della Cultura dei Paesi G20 a «riconoscere ogni minaccia alle risorse culturali come possibile perdita di beni culturali insostituibili, capace di violare i diritti umani, colpire la diversità culturale e privare persone e comunità di preziose fonti di significato, identità, conoscenza, resilienza e sviluppo; riconoscere i contributi delle azioni coordinate transnazionali e delle collaborazioni tra pubblico e privato per la protezione del patrimonio culturale»; 3) affrontare il cambiamento climatico attraverso la cultura. Gli eventi avversi causati dal cambiamento climatico mettono in pericolo il patrimonio culturale: perciò «l’azione per il clima va inserita più saldamente all’interno delle politiche culturali»; 4) formazione. Gli sforzi sono per rafforzare «le sinergie tra cultura e istruzione; coinvolgere le giovani generazioni e le comunità indigene nella conservazione culturale; migliore collegamento dei sistemi scientifici, educativi e professionali; riconoscere il ruolo dell’educazione e dell’interpretazione del patrimonio culturale per promuovere l’apprezzamento e il rispetto della diversità culturale; il ruolo dei luoghi della cultura e della formazione come chiave per sviluppare l’istruzione e l’apprendimento»; 5)transizione digitale e nuove tecnologie per la cultura, «attraverso la promozione della trasformazione digitale e tecnologica nei settori culturali e creativi come nuove forze trainanti per la crescita, facilitando l’accesso universale e la partecipazione alla cultura e promuovendo la diversità culturale». Da qui i ministri della Cultura con la Dichiarazione di Roma – si impegnano a riconoscere: la crescente importanza «dell’ambiente digitale nella trasmissione di contenuti culturali e creativi; l’importanza di creare un ecosistema digitale sano e sicuro; la necessità di superare i divari digitali che sono stati aggravati dalla pandemia di Covid-19; i benefici per la cultura e il patrimonio culturale dell’innovazione delle tecnologie più avanzate». —

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