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La torre-simbolo del secolo è in Iraq: marmo e lavorazione sono di Carrara

L’opera alta 170 metri è il testamento dell’archistar Zaha Hadid: ospiterà la banca centrale irachena

CARRARA. Nel 1889 fu l’acciaio. Fu una torre, la Tour Eiffel, a Parigi alta oltre 300 metri (312,8) simbolo della rinascita. Sfida al futuro. Nel Novecento ci sono stati i grattacieli di New York, l’Empire State Building, simbolo di art decò: 443 metri di altezza, inaugurato il 1° maggio 1931, simbolo di ripresa dalla Grande depressione. Nel 2021, anno in cui il mondo è ancora alle prese con una pandemia che ha messo in ginocchio l’ economia e sconvolto gli equilibri, sorge una nuova torre. Nasce a Bagdad, progettata da una donna, Zaha Hadid. È una sorta di testamento, il suo ultimo lavoro prima della morte, nel 2016 a 66 anni.

È una torre di 170 metri dove il marmo, di Carrara e lavorato a Carrara, è il materiale della rinascita. Della sostenibilità, del rispetto per un pianeta messo tanto a dura prova. Il progetto è quello della Banca Centrale irachena. È un grattacielo, l’ultimo disegnata in vita dall’architetta di fama mondiale Zaha Hadid, una delle massime esponenti della corrente decostruttivista, una delle 100 personalità più influenti del mondo.


La torre del futuro è situata sulle coste del Tigri a Baghdad e vuole rappresentare la strategia del governo iracheno di trovare nuova collocazione nello scenario economico globale.

Zaha Hadid


In questa torre finiranno 1300 metri quadrati di marmo lavorato a Carrara. Da un’azienda che all’ombra delle Apuane è nata nel 1939. Una azienda familiare (il patron è il cavaliere del lavoro Gino Mazzi che da qualche tempo ha al suo fianco, con il ruolo di amministratore delegato, il figlio Paolo) che in una piccola realtà come quella carrarese dà lavoro a 110 persone. E coltiva il “saper fare” che prescinde dalle scuole e fa dei laboratori apuani un valore aggiunto tale da convincere anche una architetta visionaria e di fama mondiale come Zaha Hadid.

Il marmo, nel progetto della Hadid, viene investito di un messaggio di “rinascimento” che non riguarda solo il territorio iracheno ma tutto il pianeta.

L’intenzione, la sfida, è di avviare una ricostruzione orientata alla sostenibilità, anticipando, in Iraq, i tempi rispetto al mondo occidentale. Di creare quello che, nella terra delle cave e del marmo, si insegue da tempo: un patto di sopravvivenza fra il ventre delle montagne e le aziende. E il lavoro.

In linea con questo principio base, la scelta relativa ai circa 13.000 metri quadri di finiture interne è ricaduta sul marmo. La pietra naturale risulta, infatti, il materiale più sostenibile in termini di “embodied energy”, energia grigia, congelata (quantità di energia necessaria per produrre, trasportare fino al luogo di utilizzo e smaltire un prodotto o un materiale) tra i vari materiali da costruzione.

L’azienda carrarese Furrer, forte della sua storia e della sua attenzione al nuovo e all’ambiente, è stata dunque selezionata per la commessa relativa alle pietre naturali, dallo studio tecnico alla fornitura accompagnando il cliente in tutte quelle che saranno le principali fasi di progetto.

Tutte le lavorazioni che verranno racchiuse nella torre di 170 metri (rivestimenti, pavimenti e arredi su misura tra cui un tavolo di 14 metri per le riunioni del top management team e la monumentale scrivania del governatore) si svolgeranno a Carrara.

Saranno le mani, gli occhi, l’intuito e la capacità di lavoratori carraresi a fare la differenza. Le loro finiture, il marmo di Carrara, (il bianco Campanili e quello Monte maggiore, che prendono il nome dalle cave della Furrere) e tutte le cesellature, faranno parte di un edificio, la torre della nuova banca centrale di Bagdad, destinato a scrivere la storia. A finire nella storia. Dopo 132 anni da quella torre di acciaio divenuta simbolo dell’industria, di un mondo che, allora ripartiva.

La torre adesso sorge in Iraq. Porta la firma di una delle donne architetto che, alla storia, ci sono già passate. Il marmo scopre una nuova pelle, quella della sostenibilità. E diventa parte di un progetto che parla di grandezza, che guarda a un futuro che, come ribadito negli ultimi forum mondiali, non può prescindere da un nuovo approccio con l’ambiente.

Il marmo, dopo centinaia di anni, si è fatto trovare pronto. Proprio come avvenne con Michelangelo che scelse la pietra apuana per le sue opere immortali.

Il marmo si è fatto trovare pronto. E si sono fatte trovare pronte le mani, gli occhi, dei lavoratori carraresi. Che con il loro lavoro quotidiano scriveranno una storia di rinascita. Una ripartenza che punta in alto. Centosettantametri in alto. —

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