«Il mio concerto è una ricarica». Ecco Nicolò Fabi, tre date in Toscana

Ni colò Fabi in agosto sarà a Castiglioncello, Castelnuovo Garfagnana e Gavorrano

L'artista: «Punto tutto sull’emotività. Questo ritorno non era scontato, voglio godermelo con la gente» 

È entusiasta del momento Niccolò Fabi. Un’estate così piena di concerti e con condizioni esterne più speranzose, oltre alle risposte del pubblico, gli stanno dando una grande carica ed emozioni. Il suo tour estivo, partito a fine giugno da Roma, dopo la data a Firenze del 24 luglio torna in Toscana con tre appuntamenti ad agosto: il 10 a Castiglioncello, l’11 a Castelnuovo Garfagnana e il 12 a Gavorrano.

Come sta vivendo questo tour?


«Benissimo! Sia dal punto di vista personale che lavorativo. Da qualche tempo ho una condizione ideale, un rapporto familiare e amichevole con una carovana fatta di 14/15 persone che si supportano e suonano insieme. I tecnici sono parte integrante di questa famiglia. È bello viaggiare ed emozionarsi insieme, vedere posti sempre più belli con un pubblico amorevole e affezionato. Pare quasi un mondo ideale con l’umanità che abbassa le difese durante il concerto e sembra una società migliore di ciò che vediamo ogni giorno. È una ricarica personale e professionale anche se fuori da logiche di mercato e visibilità. Non era un rientro così scontato. No, non lo era e non lo è. Tutti i colleghi sono “in pista”. È una stagione difficile con concerti più cari per recuperare qualcosa a fronte anche di costi maggiori e un’organizzazione più difficile. Temevo che le persone fossero scoraggiate, però evidentemente tornare ai concerti per alcuni diviene un bene primario. Ma non tutti possono permetterselo».

Che concerto propone?

«Per certi versi il solito. Per l’estate c’è un cambio di elementi scenografici, quindi una diversa estetica dettata anche da contesti spesso meravigliosi dal punto di vista architettonico o naturale che meritano di non essere rovinati. Ciò che resta è il racconto di un’emozione anche con altro linguaggio. È questo ciò che il pubblico desidera ascoltare: un linguaggio più che una storia. Le mie performance creano lo stesso percorso emotivo. Non si richiede l’attenzione sul cantante, che resta quasi defilato, ma sugli stati emotivi, commoventi e forti».

E lei sul palco come si sente?

«Molto fragile, scoperto dal punto di vista emotivo, anche se sono più sicuro e orgoglioso di me rispetto al passato, Credo di essere migliorato negli anni e di vestire con maggior sicurezza la posizione di cantante. Resta sempre un momento di fragilità emotiva perché ho canzoni che vengono suonate immergendosi nella loro atmosfera e non posso non pensare a ciò che dico».

Ci saranno delle canzoni più facili da cantare ed altre più difficili. Quali sono?

«La più facile è sicuramente “Lasciarsi un giorno a Roma”, l’ultima in scaletta. È la liberazione emotiva collettiva, con la gente che si alza in piedi ed è l’unica canzone che si può cantare urlando insieme. Per me è un momento sereno, è il viaggio concluso. Le canzoni difficili cambiano, ma di solito sono quelle due o tre più delicate. Sicuramente “Elementare” che è per me come camminare su un cornicione e poi “Ecco”. Queste sono le canzoni scivolose. Che suono c’è? È un suono molto rarefatto, ipnotico con tanti “delay” che danno profondità e con la libertà di andare oltre il canone del bel pop; di canzoni con ritornello ce ne sono poche. In scaletta poi cedo la palla ai miei tre musicisti, che sono anche cantautori, Bianco, Cortese e Angelini».

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