Trent’anni di musica per Paolo Vallesi «So ancora sognare»

Il cantautore ha spiegato il significato del nuovo brano Si intitola “Giovane per sempre” ed è già un successo

Sara Chiarei

PIOMBINO. A Piombino per il Festival estivo parla del nuovo singolo e dei suoi progetti. Era il 1991 quando Paolo Vallesi trionfava al Festival di Sanremo, sezione “Nuove Proposte”, con un brano estremamente sensibile e sempre attuale come “Le persone inutili”. Così quest’anno festeggia il trentennale della sua carriera regalando ai fan ben due album in uscita il prossimo autunno, uno in cui duetta con amici e colleghi e un secondo di inediti anticipato dal singolo “Giovane per sempre”. Al Festival estivo ha spiegato il significato del nuovo brano pubblicato in primavera e accompagnato da un video di cui è sceneggiatore.


Perché “Giovane per sempre”?

«È un titolo provocatorio, essendo trascorsi trent’anni è inevitabile che io non sia più lo stesso, ma i miei sogni sono ancora vivi come allora. La canzone parla proprio di questo, della volontà di mantenere di alto profilo i propri sogni e di essere liberi».

Qual è il segreto?

«Mantenersi liberi e indipendenti da tutto conservando lo stesso spirito di quando si era ragazzi, concedendosi di crescere senza disperdere l’entusiasmo e le speranze di un tempo, anzi ponendole in equilibrio con la sopraggiunta maturità. Farsi travolgere da ciò che accade intorno, specie in un periodo come questo, è pericolosissimo, perciò occorre tenere alto il mento (come canto nel pezzo), guardare oltre e puntare ai propri obiettivi. Nel video unisci la passione per la musica a quella per il calcio… Il sogno di ogni appassionato di calcio è tirare un rigore dentro il proprio stadio (nel mio caso il Franchi di Firenze) a un portiere professionista. Così ho voluto soddisfare questo desiderio e nel video dopo una parata del grande Stefano Sorrentino, recupero il pallone e riesco a buttarlo in rete. Ad oggi non ho ancora capito se io abbia fatto realmente gol oppure me lo abbia gentilmente concesso».

Il suo rapporto con la Spagna?

«Molto stretto. Basti pensare che ad aprile 2020 la “Fuerza de la Vida”, ovvero la versione spagnola del famoso brano del ’92, è diventato un inno di speranza e coraggio della lotta al Covid che ho cantato a distanza con oltre 25 importanti artisti spagnoli e latini. Il 23 e 24 settembre mi esibirò proprio a Madrid».

Qual è il bilancio di 30 anni di musica?

«Ho avuto un percorso altalenante ma sia nei momenti di maggior successo che in quelli di “anonimato” la fame di far ascoltare le mie canzoni non è mai venuta meno. La musica per me è sempre stata una risposta a tutto, sia da ascoltatore che da cantante. Il bilancio comunque non può che essere positivo, la verità è che alcune canzoni che ho scritto quasi 30 anni fa ancora oggi si ascoltano. I miei brani sono stati incisi in quasi in tutte le lingue facendo di fatto il giro del mondo, anche se il mio manifesto, il brano che la gente mi evoca persino quando esco a fare la spesa, resta indubbiamente “La forza della vita”». —