Corrado Augias mattatore sul palcoscenico «La mia Tosca tra musica lirica e storia»

Il giornalista domani aprirà il cartellone estivo del teatro Goldoni di Livorno con uno spettacolo sull’opera di Puccini

Maria Teresa Giannoni

LIVORNO. La storia siamo noi. Anche la musica siamo noi. A ricordarcelo arriva a Livorno Corrado Augias, famoso giornalista, appassionato di storie, impareggiabile divulgatore. Sarà lui a inaugurare la stagione estiva di eventi organizzata dal Comune con la Fondazione Goldoni domani al teatro Goldoni di Livorno alle 20, 45.Storia e musica si intrecceranno in una serata magica perché Corrado Augias narra Tosca – questo il titolo della serata – ovvero ci spiegherà tutto sull’ambientazione dell’opera di Puccini, sulla Roma del 1800 che vedeva sullo sfondo il muoversi degli eserciti napoleonici e austriaci.


Ma parlerà anche, da amante del melodramma qual è, dell’opera in sé soffermandosi su particolari rivelatori della trama e del canto. Ripercorreremo insieme a lui le vicende dell’amore tra la cantante Floria Tosca e il pittore Cavaradossi che ha regalato alla storia della lirica alcune delle pagine più famose, dell’odioso barone Scarpia che poi finisce come merita prima del volo che Tosca compirà giù da Castelsantangelo.

Il pubblico conosce e apprezza Corrado Augias per la sua presenza in televisione, ma il grande giornalista, oltre che frequentare i teatri da spettatore è stato da sempre protagonista anche in palcoscenico come nel caso di questa Tosca.

Come si sente a tornare davanti ad un pubblico vero in un teatro dal vivo?

«È un evento importante, direi fondamentale per la comunità umana che si riunisce in un teatro per ascoltare e condividere emozioni. È uno degli esempi più intensi di vicinanza tra esseri umani. Quando poi il linguaggio è poetico, se assistiamo ad esempio a un dramma di Shakespeare, il livello di intensità si innalza».

Con l’opera lirica questo succede?

«Sono un grande sostenitore dell’opera perché l’espressione canora potenzia al massimo quello che l’artista voleva dire. A una condizione però: che chi ascolta sia in grado di capire. Un’opera lirica è uno spettacolo complicato, non si può pretendere di entrare in un teatro lirico senza sapere prima cosa si va a vedere. Ma se lo spettatore è informato allora può godere al massimo grado di quello che succede in palcoscenico».

Secondo lei l’opera piace alla gente?

«La lirica per più di un secolo è stata lo spettacolo popolare per eccellenza: quando non c’erano ancora il cinema e la tv era l’unica occasione di spettacolo. E poi il teatro in musica l’abbiamo inventato noi in Italia, il radicamento nella cultura popolare è molto profondo. Una volta anche i fornai fischiettavano le arie d’opera, oggi è più difficile. Ma io vedo che quando si invitano ii ragazzi e gli si racconta bene quello che stanno per ascoltare il loro interesse è molto alto».

Veniamo a Tosca. Perché l’ha scelta?

«Tosca ha molti vantaggi: è un’opera datata 1800 a Roma in tre luoghi notissimi – la chiesa di Sant’Andrea della Valle, Palazzo Farnese, Castelsantangelo, – che già da soli sono un motivo di richiamo. Poi Puccini l’ha disseminata di arie così famose che ti viene da fischiettarle dopo per due giorni. Il libretto tratto dal dramma del francese Sardou racconta la situazione politica e culturale romana sotto il dominio pontificio in un periodo importante della nostra storia. Qui si parla di prima Repubblica Romana che non è da confondersi con quella che venne dopo, nel 49, che fu rivoluzionaria. Tra l’una e l’altra c’è stato il Congresso di Vienna e le cose precipitarono».

Un momento storico di confusione che assomiglia a quello in cui ci troviamo oggi?

«Non sono uno che ama fare dei parallelismi tra periodi storici diversi. Il fatto è che Puccini ha messo dentro l’opera il richiamo alla vittoria di Napoleone a Marengo contro gli austriaci. Quei colpi di cannone furono la sveglia dopo secoli di sonnolenza. Il paragone è simbolico, ma da quel momento l’Italia si avviava verso un destino da nazione europea». —

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