Quei sacerdoti-simbolo della battaglia ambientalista

Nel giugno 2015 viene pubblicata l’enciclica «Laudato si’» in cui papa Francesco, riprendendo le parole del santo di Assisi, apre la nuova stagione della cosiddetta “ecologia integrale”. Un testo salutato immediatamente come rivoluzionario e altrettanto immediatamente dimenticato dai più, con i politici fra i primi ad applaudire ed esultare per poi subito eclissarsi di fronte al fare. Non tutti però voltano le spalle di fronte al pressante invito del papa. Già da anni all’interno della Chiesa italiana ci sono preti attivi sul fronte delle battaglie contro l’inquinamento, per la salute e per un lavoro che non sia sinonimo di morte.

Sono alcuni di questi preti che Mario Lancisi ha incontrato nel suo viaggio-inchiesta condotto fra la prima e la seconda ondata della pandemia da Covid. Un viaggio iniziato in Sicilia con la testimonianza di don Palmiro Prisutto, parroco di Augusta, che da decenni si batte insieme alla sua comunità contro le morti causate dal petrolchimico più grande d’Europa. E poi proseguito risalendo lo Stivale, dalla drammatica situazione in cui versa Taranto alla Terra dei fuochi, la tappa a Cantagallo, vicino a Prato, dove sorge il villaggio-oasi intitolato alla «Laudato si’», e poi a nord, a Padova da don Albino Bizzotto fondatore dei “Beati costruttori di pace” che da anni dà battaglia sul tema della cementificazione selvaggia. Per arrivare a Casale Monferrato dove attorno a padre Bernardo Zanella ancora si combatte sul fronte delle morti provocate dall’eternit.


Un’inchiesta che toccando dieci luoghi simbolo delle tragedie ambientali italiane vuole provare una volta di più a rimuovere la coltre di ipocrisia che poteri forti e mancanza di volontà tendono a stendere sulla vita e sulle tenaci battaglie di queste comunità. Un libro bello, coraggioso e soprattutto utile per ricordare, con papa Francesco, che la Terra, con l’ambiente e la natura, è la nostra vera e unica “casa comune”. —

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