«Proust è ricerca continua, “Teorema” mi cambiò la vita E la poesia di Luzi e Fortini»

Gabriele Rizza

Attore prismatico, di voluttuoso incedere e ineffabile spessore, Sandro Lombardi (nato a Poppi nel 1951) si è formato con Wilson, Barba, Grotowski. La sua carriera si identifica con quella del Carrozzone, da lui fondato nel 1972 con Marion D’amburgo e Federico Tiezzi. Poi Magazzini Criminali infine solo Magazzini rappresentano il “punto di rottura” della ricerca teatrale anni 80/90. Il sodalizio con Tiezzi continua e produce fra le più raffinate e ardimentose esperienze del teatro italiano contemporaneo.


I libri sul comodino

«Sul mio comodino ci sono due categorie di libri: quelli per così dire riservati alla lettura quotidiana e quelli che voglio sempre avere a portata di mano per colmare una eventuale insonnia, per arricchire un pomeriggio di relax o come passatempo – dice Lombardi – Il libro che ho appena finito di leggere è un racconto tanto breve quanto intenso di Henry James, “La lezione del maestro”, una riflessione abbastanza crudele sui rischi della letteratura. Poi sono molti i libri che se ne stanno lì in attesa, alcuni anche da molto tempo. Sono dei capisaldi: una certezza e una consapevolezza. Tra loro i Vangeli, la Commedia dantesca, alcune antologie di poesia italiana del Novecento e il teatro di Cechov».

Il libro della vita

«Dando per scontate le letture scolastiche, e quindi non considerando i poeti greci e latini e i classici italiani, il mio libro assoluto, con tutto il peso che una affermazione del genere comporta, è senza dubbio “La ricerca del tempo perduto” di Marcel Proust. Un’opera che, letta per la prima volta a vent’anni, periodicamente riprendo in mano, e ogni volta vi scopro qualcosa di nuovo, di profondamente coinvolgente. È una ricerca continua e appassionante».

Il colpo di fulmine

«Un titolo secco, “Teorema” di Pasolini che, avevo sì e no 17 anni, mi cambiò la vita. Fu subito dopo il Sessantotto e la novità di quel testo era data dal fatto che Pasolini consegnava insieme Teorema libro e Teorema film, dove l’uno integrava l’altro: erano due aspetti di una stessa realtà. “Teorema” era uno dei tanti esempi di quella ansia di libertà che, a cavallo fra gli anni Sessanta e Settanta, attraversava tutte le arti: il teatro parlava con la danza, la politica parlava come se fosse teatro, il cinema come se fosse poesia e via di questo passo. Un dialogo senza pregiudizi».

l’ultima sorpresa

«Le poesie di Franco Fortini. Sapevo trattarsi di un grande poeta, ma in verità non mi ero mai reso conto di quanto fosse grande. In particolare ho molto amato la raccolta su Firenze, che lui chiama “la città nemica”. Firenze fu nemica per Dante, è stata nemica per Fortini: forse, nel suo dna, resta nemica per tutti noi».

non delude mai

«Faccio ambo: di Alessandro Manzoni “I promessi sposi” e di Carlo Emilio Gadda “La cognizione del dolore”. Libri che ad ogni successiva lettura ci disvelano aspetti, bellezze, sorgenti, realtà che sono sempre nuove e illuminanti».

Il libro da rileggere

«Dico “Casa Howard” di Edward Morgan Forster. L’incontro-scontro tra differenti ceti sociali, dove le sia pur migliori intenzioni delle classi agiate nei confronti di quelle disagiate, in virtù dei diversi linguaggi adoperati, si risolvono in catastrofi. Un tema questo su cui Forster ritornerà nel 1925, in “Passaggio in India” dove a non capirsi sono inglesi e indiani».

Il libro delusione

«A distanza di anni, e dopo averne fatto un mito in gioventù, i romanzi di Jean Genet – dice l’attore – “Pompes funébres” e “Querelle de Brest” conservano per me il valore di libri di formazione, ma quando da grande li ho riletti mi son parsi soprattutto esercizi di retorica (seppur altissima retorica) della trasgressione».

ispiratore sul lavoro

«La lista è lunga. A memoria, e a costo di ripetermi, Dante, Proust, Cechov, e poi i personaggi di Giovanni Testori, il teatro di poesia di Pasolini, i versi che Mario Luzi scrisse per la mia compagnia (“Felicità turbate”, “Il Purgatorio”) e poi i testi che Thomas Bernhard scrisse pensando ad attori specifici e di certo non finisce qui». —

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