L’impresa di Colangeli, tutto Dante a memoria

L’attore da oggi in scena al Teatro Argentina di Roma declama l’intera Divina Commedia. Vestendo i panni degli eroi moderni

ROMA. «Devi impararla a memoria»: quanti incubi, ai tempi delle superiori, quando il professore di italiano ti chiedeva di studiare la Divina Commedia. Eppure c’è chi, nell’anno pieno di celebrazioni per il 700° anniversario della morte del Sommo Poeta, quell’opera maestosa l’ha imparata davvero tutta. E in teatro declama ogni parola delle tre cantiche, ognuna composta da 33 canti, per un numero variabile fra 115 e 160 terzine, con “stelle” a chiudere Inferno, Purgatorio e Paradiso.

Non per nulla lo spettacolo si chiama “L’impresa fantastica dell’attore Colangeli” con Giorgio Colangeli, aiutato da Marco Maltauro, che va in scena in sette incontri al Teatro Argentina da oggi al 13 maggio. È la nuova tappa del progetto Dante a memoria iniziato con le “lectio” di Paolo Di Paolo e il ciclo di laboratori a cura del Piero Gabrielli.


Eppure basta andare indietro con la memoria, anche nelle nostre campagne, per trovare i cantori delle terzine dantesche, vero patrimonio orale di ogni strato della popolazione. Ora Giorgio Colangeli l’opera la porta tutta in palcoscenico, a memoria.

«Questo è un progetto – ha detto in questi giorni – che ho iniziato quindici anni fa, una sorta di esercizio di dizione e memoria. Ma più andavo avanti e più mi impadronivo di questo poema che contiene tutti gli aspetti della vita. Ho ritrovato una bellezza immensa che, diciamocelo, a scuola non sempre viene capita. Spesso poi della Commedia si scelgono solo alcuni canti, i più celebri, da Paolo e Francesca al Conte Ugolino. Oppure si predilige l’Inferno, a scapito di Purgatorio e Paradiso, che invece sono altrettanto importanti».

Il programma

Si va in scena sia la mattina che il pomeriggio (Inferno e Purgatorio, lunedì 10 e martedì 11 maggio, poi il Paradiso, mercoledì 12 maggio e giovedì 13 maggio. L’idea è di andare in replica a novembre.

Accompagnato dalle musiche di Diego Dall’Osto Giorgio Colangeli si trasforma negli eroi dei giorni nostri mentre declama una dopo l’altra le terzine: vigile del fuoco per l’Inferno, volontario della Protezione civile per il Purgatorio e infermiere per il Paradiso.

«L’attualità di Dante? Per me è nel suo impegno sociale. Un poeta come Dante era anche teologo, scienziato, artista. Il sapere aveva un’unità oggi impensabile, anche perché la conoscenza e l’indagine dell’uomo sono andate troppo oltre. Guardo però con nostalgia a quell’età, a quella sintesi di saperi, perché, come diceva Brecht, le arti sono tante ma tutte contribuiscono all’arte più grande: quella di vivere. E Dante scriveva ai Papi, condannava gli imperatori. Come se io oggi scrivessi una lettera a Vladimir Putin: un’utopia, proprio come quella di Dante al tempo». —