Fotografare le affiches porno la denuncia anni ’70 di Russo

Esposti per la prima volta gli scatti dell’artista napoletana che documentano le contraddizioni fra liberazione sessuale e maschilismo sull’onda del ‘68

Riccardo Tempestini

PRATO. Nella Napoli degli anni Settanta c’è una ragazza con una 2CV che gira per le strade cercando i manifesti dei film a luci rosse incollati sui muri. Quando ne trova uno si ferma, apre il tettuccio della macchina, sale in piedi sul sedile e scatta velocemente una foto. Nonostante la rapidità dell’azione, c’è sempre qualche uomo che l’importuna, pensando che solo una poco di buono possa apertamente mostrare interesse per quelle immagini, esplicite, dirette, con titoli che non lasciano nulla all’immaginazione.


È la contraddizione dell’Italia di quegli anni: la liberazione sessuale, partita con il ’68, permette per la prima volta di far uscire il sesso dal chiuso delle stanze, da un ambito nascosto e privatissimo, e di farlo irrompere nello spazio pubblico. La mentalità ancora fortemente maschilista, lo vede però come un campo ancora regolato dallo sguardo, dal desiderio maschile. Una donna, soprattutto se giovane, carina e armata di macchina fotografica, non se ne può occupare.

E invece Marialba Russo, napoletana, che della fotografia ha fatto uno strumento di analisi sociale, lavorando in collaborazione con degli antropologi, raccontando le trasformazioni dell’Italia di quegli anni, è proprio sul fenomeno del “sesso pubblico” che concentra il suo lavoro. Vuole capire, vuole raccontare. Documenta tutte le locandine che vengono esposte per le strade, nei tre anni che segnano l’ascesa e la caduta di questo fenomeno. Dopo, negli anni Ottanta, l’arrivo dell’home video, ristabilirà l’ordine tra vizi privati e pubbliche virtù.

La mostra al Centro Pecci di Prato, aperta fino al 8 giugno, curata dalla direttrice Cristiana Perrella, presenta per la prima volta la serie di fotografie di Marialba Russo dedicate alle affiches del cinema erotico degli anni Settanta. L’artista napoletana ha già esposto nel 2019 al museo pratese in “Soggetto Nomade”, la collettiva con altre quattro fotografe italiane sulle tematiche dell’identità femminile tra gli anni ’60 e ’80. Ora presenta questa serie con le foto rimaste finora inedite, che saranno anche raccolte nel volume “Marialba Russo. Public Sex”, per Nero Editions per il Centro Pecci, con tutti gli scatti e i testi dello scrittore e critico cinematografico Goffredo Fofi e di Elisa Cuter, autrice di “Ripartire dal desiderio”.

«Il progetto si inserisce in una ricerca portata avanti ormai da tempo dal museo pratese, sull’identità di genere, il femminismo e le politiche dello sguardo. Ancora una volta il Centro Pecci si conferma un centro di ricerca e produzione attento all’analisi delle molteplici storie culturali del nostro paese dagli anni Settanta a oggi, ma allo stesso tempo partecipe del dibattito internazionale sui temi più aggiornati e rilevanti», dice la direttrice Cristiana Perrella a proposito di questa mostra.

Nel rispetto delle normative anticovid, il Centro Pecci riapre con queste nuove modalità, dal mercoledì al venerdì dalle ore 12 alle 20, ingresso senza prenotazione, sabato e domenica dalle ore 11 alle 20 con prenotazione obbligatoria.

Per la prima settimana l’ingresso sarà a prezzo ridotto a 7 euro. Per maggiori informazioni: centropecci.it/visita. —

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