Da Brahms a Schumann Muti dirige al Maggio i Wiener Philharmoniker

FIRENZE. Riccardo Muti e una vita per i Wiener Philharmoniker. Un rapporto d’amore e riconoscimento reciproco che scatta 50 anni fa al Festival di Salisburgo sulla pagine del “Don Pasquale” di Donizetti. Alla guida della compagine viennese Muti domani è al Maggio, seconda tappa di una breve tournée italiana, dopo Ravenna e prima di Milano alla Scala. In programma abbina brani di Mendelssohn (l’ouvertoure “Mare calmo e viaggio prospero” op. 27 eseguito per la prima volta a Berlino nel 1828), Schumann e Brahms, rispettivamente la quarta e la seconda sinfonia. «E se ci chiederanno un bis – anticipa Muti – sarà il Kaiser-Walzer di Johann Strauss». Quel Valzer dell’Imperatore che Bertolucci mise nella colonna sonora del suo “Ultimo imperatore”, pezzo forte del tradizionale Concerto di Capodanno che il maestro napoletano ha diretto quest’anno nella sala vuota del Musikverein.

Una lunga e intensa storia lega il nome di Muti al Maggio. Era il 1968. «Il mio arrivo a Firenze, al teatro Comunale – raccontò una volta – fu il risultato di una serie di circostanze. Avevo vinto il concorso Guido Cantelli e in premio ebbi tre scritture, Genova, Catania e appunto Firenze. Dove avrei dovuto confrontarmi con un mostro sacro come Sviatoslav Richter. Che mi invitò a Siena, alla Chigiana, per provare i due pezzi in programma, i concerti per pianoforte e orchestra di Mozart e Britten. Ero emozionato ma preparato. Alla fine Richter sentenziò: se dirige come suona è un buon direttore». Un rapporto quello con Firenze che non si è mai interrotto.


Il concerto, oltre che aperto al pubblico, sarà registrato e poi trasmesso in streaming sulla piattaforma It’sArt che debutterà il 31 maggio. —