Siti, la letteratura dimentica la forma. E sbaglia...

Il valore di un libro risiede nella qualità stilistica o nella bontà morale? Il suo compito è il piacere della lettura o l’efficacia dell’impegno? Walter Siti, coscienza critica della sinistra, afferma che «difendere la letteratura non è meno importante che difendere i migranti» e semina dubbi sulla salute della narrativa contemporanea. Quella che, purché il messaggio arrivi, trascura la scrittura per privilegiare i contenuti, anzi, per raggiungere un pubblico più vasto possibile «diffida della sintassi troppo elaborata e di un’eccessiva cura formale». Invece la letteratura ha nella forma lo strumento più prezioso di conoscenza.

Inoltre, Siti denuncia la pretesa di «agire sulla realtà per migliorarla» e riparare il mondo da parte di scrittori che si rivolgono a lettori che la pensano come loro, nella garanzia di stare dalla parte giusta. Così la letteratura diventa «una macchina per fabbricare rassicurazione», mentre avrebbe il compito di far riflettere e formulare domande lasciando al lettore le risposte. Quando i libri diventano “proclami e manifesti”, vuol dire che questi araldi della purezza morale hanno dimenticato che la musa della letteratura è l’ambiguità e che l’arte «è ambivalente, dà ragione a chi ha torto e torto a chi ha ragione». Consapevole di rischiare “la figura un po’ patetica del letterato vecchio stampo”, Siti passa gli autori contemporanei al vaglio dei suoi finissimi strumenti critici, da Saviano alla Murgia, da Baricco a Carofiglio, privo di timori reverenziali ma senza abbandonarsi al gusto della facile stroncatura. Si può concordare o meno, ma sono pagine esemplari, per passione e rigore (solo un lapsus scambia “Blow up” con “Zabriskie point”), di critica militante, rara da trovare oggi che le recensioni sono spesso cortesie reciproche tra scrittori. Questo pamphlet, se non proprio una bomba, è per lo meno un sasso nello stagno sonnolento della critica contemporanea. —


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