Le opere di Ali Banisadr dialogano con Dante e la storia di Firenze

FIRENZE. Il Museo Novecento esce dalla sua sede in piazza Santa Maria Novella e occupa la Sala dei Gigli di Palazzo Vecchio e il Museo Bardini. Lo fa in occasione della mostra curata da Sergio Risaliti che inquadra la figura e l’opera di Ali Banisadr.

Originario di Teheran, dove è nato nel 1976, Banisadr si trasferisce negli Stati Uniti con i genitori, prima a San Francisco poi a New York, dove vive e lavora. La mostra, la prima che gli dedica un museo pubblico italiano, mette la sua opera a confronto con l’arte e la storia di Firenze: al Bardini in dialogo con le opere della collezione creata dal celebre antiquario, con i marmi e le pitture medievali e rinascimentali, mentre in Palazzo Vecchio, sono esposti tre dipinti site-specific, ispirati dalla lettura della Divina Commedia. «Da quando mi sono immerso nell’Inferno di Dante – dice l’artista – un intero mondo si è aperto su ciò che è contenuto nei suoi versi. Sono affascinato da questi mondi multidimensionali in cui il poeta raccoglie un’intera enciclopedia universale della conoscenza e al tempo stesso da quante figure possano coesistere all’interno di una persona, perché psicologicamente parlando, tutti coloro che Dante incontra nell’Inferno sono le voci e le idee dei personaggi stessi che risuonano nella sua mente». Di fronte ai quadri di Banisadr ritroviamo fonti iconografiche che da Bosch e Goya arrivano a Max Ernst e de Kooning, sempre combinate con il ricordo dell’arte persiana. I suoi dipinti sono abitati da una folla surreale di figure, lingue di fuoco che sembrano apparire e svanire nella superficie pittorica, un caos apocalittico abitato da esseri bizzarri e mostruosi, grotteschi e alieni. “Si tratta però di un pandemonio ordinato – spiega Risaliti – anche se ogni creatura che abita questo universo non corrisponde nei tratti a personaggi riconoscibili e identificabili, come nella tradizione pittorica del passato».


Aperta fino al 29 agosto. —