Troppi errori e forzature su “Leonardo”: esperti e studiosi bocciano la serie tv di Rai 1

L’attore irlandese Aidan Turner che impersona Leonardo nella serie tv trasmessa dalla Rai

La vita del Genio vinciano per Alessandro Vezzosi e Paolo Santini «viene banalizzata, questa non è cultura»

Va bene un po’ di fiction, va bene una certa dose di cose inventate di sana pianta, però quando è troppo è troppo. Tanto più se hai a che fare con un personaggio la cui vicenda umana e artistica è perfettamente quanto storicamente “ricostruibile”. Prendi Leonardo da Vinci. A nuova vita restituito due anni fa in occasione dei 500 anni della morte. Mostre, iniziative, pubblicazioni, visioni, percorsi, itinerari turistici, un format consolidato che si ripete con puntuale destrezza (culturale, economica) ogniqualvolta c’è da celebrare il genio di turno. Vedi il pieno fatto da Dante.

Dunque “Leonardo”, titolo monolitico, quindi in qualche modo inscalfibile nella sua “verità” biografica, ancorché romanzata, trionfa in Rai (più del 28 per cento di share) in otto puntate (ieri la terza e la quarta), già venduto come fu per i Medici (i produttori sono gli stessi) in 120 paesi. Però qualcosa, anzi molto, non torna. E anche sul web il dibattito è acceso. Perché se l’operazione, globalmente pubblicizzata, doveva far conoscere il genio vinciano a tutti i livelli (artistico, umano, filosofico, vizi private e pubbliche virtù) e al più vasto pubblico possibile, basandosi sulle fonti, i documenti, gli archivi, dopo anni di ricerche, i buoni propositi sono finiti nel cestino e, come si diceva a scuola, è sostanzialmente andata fuori tema. «Vogliamo salvare le riprese, le location, la recitazione, la fotografia – dice Alessandro Vezzosi, fondatore e direttore del Museo ideale Leonardo da Vinci – ma il racconto fa acqua da tutte parti, ne esce falsato soprattutto quando ci è stato detto che sì è una fiction, ma costruita sulla base della realtà storica. Invece tutto è banalizzato, fra intrighi, sospetti, segreti, misteri, anche se lo scopo dichiarato dagli autori era quello “di esplorare la sua mente e la sua anima”. Il fatto è che la vita di Leonardo è di per sé una forma artistica che non avrebbe avuto bisogno di falsificazioni. Leonardo ha un fascino fantastico che non necessita di invenzioni. Così si fraintende la sua personalità. Se le persone credono a quello che vedono questa non è cultura. Siamo nel regno del kitsch. Vedi Caterina da Cremona, l’incipit della storia. Dicono che l’hanno reinventata sulla base di documenti. Ma non è vero. Il nome nasce dall’abbinamento, meschino e fuorviante, fra Caterina, che era la madre di Leonardo, e Cremona, che in realtà è la citazione di una prostituta, con cui Leonardo avrebbe avuto una frequentazione. Meglio il Leonardo di Philippe Leroy, più povero, meno spettacolare, ma dotato di garbo, quindi più autentico, persino “Il Codice da Vinci” di Dan Brown, più intrigante pur con tutte le sue falsità ma che aveva uno scorrere più coerente, meno confuso, e che alla fine era un romanzo. Di falsità in falsità, più o meno macroscopiche, il pozzo è senza fondo. Le domande si rincorrono. Ad esempio che senso ha collocare a Firenze l’incontro fra Leonardo e Ludovico il Moro quando è provato che avvenne a Milano? O spogliare le modelle in bottega, una pratica che si affermerà solo molto più tardi?».


«La bibliografia su Leonardo è immensa – afferma Paolo Santini, archivista, consulente storico, esperto di cose leonardesche – come sterminato è il corpus documentario che ci ha lasciato. Se vuoi rappresentare, raccontare Leonardo, come è stato detto, da qui devi partire. Invece ci troviamo davanti a una telenovela, un prodotto fatto di espedienti narrativi quasi del tutto inventati. Al di là delle incongruenze storiche quello che emerge è un personaggio inedito, un Leonardo sconosciuto, frutto della fantasia. La funzione educativa che una fiction di questo genere avrebbe potuto avere è finita alle ortiche. E poi quell’insistere morboso sulla sessualità? Si è partiti da una biografia inventata sulla quale si è inserita soltanto qualche vicenda realmente accaduta. Uno smacco per un programma così ambizioso». —

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