«Buoni libri per costruire buona cultura»: Paolo Mieli alla guida del “Viareggio”

Una passata edizione del Premio letterario Viareggio-Rèpaci

Il nuovo presidente del Premio letterario fondato da Rèpaci traccia i primi obiettivi per il rilancio della manifestazione  

Paolo Mieli è il nuovo residente del Premio Viareggio-Repaci. L’incarico è arrivato ieri e lui lo ha accettato con entusiasmo. Anzi, «con una forte commozione». La nomina di Paolo Mieli a presidente del “Viareggio” arriva come una bella sorpresa di Pasqua sulla città e sulla manifestazione fondata nel 1929 da Leonida Rèpaci in spiaggia, sotto gli ombrelloni. Mieli, per anni direttore dei principali quotidiani nazionali (dalla Stampa al Corriere della Sera) presidente fino al 2016 di Rcs Libri, è penna eccellente non solo nel mondo della carta stampata, ma della cultura del nostro Paese. Come dire, la Montblanc del giornalismo. Oggi lo possiamo seguire come opinionista, conduttore di trasmissioni dedicate alla storia sui canali Rai. Un “costruttore” e “diffusore” di buona cultura, che è anche l’obiettivo sul quale vuol puntare il timone del Premio Viareggio.

Presidente Mieli, ormai possiamo chiamarla così, come è maturata quest’opportunità?


«Ho diversi amici nella giuria del Premio Viareggio che mi avevano contattato per sondare la mia disponibilità a prenderne le redini, una volta concluso il mandato della presidente uscente. Ho accettato di buon grado perché io sono stato un amico di famiglia di Leonida Rèpaci. Mio padre, Renato Mieli, direttore dell’Ansa e dell’Unità, lo conosceva benissimo. Sono sicurissimo di avere in casa una fotografia che ci ritrae insieme a Milano. Mi devo mettere a cercarla. Ciò per dire che il Premio Viareggio mi è sempre stato familiare e quando il sindaco Giorgio Del Ghingaro mi ha chiamato per ufficializzare l’incarico, non nego di essermi commosso».

Rèpaci a Milano e lei a Viareggio, due destini che s’incrociano. Che rapporto ha Mieli con la Versilia?

«Ho accettato il compito di presidente perché amo Viareggio: è un luogo dei sogni e anche del mio passato. Non sono mai riuscito a soggiornarci per una lunga vacanza, ma credo che non sia mai trascorso un anno che, per un motivo o per l’altro, non vi abbia fatto tappa. In gioventù avevo molti amici che studiavano a Firenze e così soprattutto d’estate alla sera venivamo sulla costa. Poi mi capitò di visitare la città fuori stagione e da allora mi sono innamorato di Viareggio nella sua versione invernale».

Ha già qualche idea per il nuovo Premio targato Mieli?

«Abbiamo appena accennato a Viareggio invernale e posso dirle che una delle idee che ho in testa potrebbe proprio essere quella di rendere omaggio alla città nei mesi di gennaio e febbraio che sono i mesi più belli dell’anno, quando l’atmosfera è più raccolta, più vera».

Pensa a qualcosa collegato con il Carnevale?

«Non ho ancora un’idea precisa, un progetto definito. Penso in generale a un evento pubblico che renda omaggio alla città, ma non lo vedo legato al Carnevale».

E al mare? Dal momento che il Premio nacque proprio sulla spiaggia è lì che potrebbe tornare, un po’ meno chiuso nelle stanze.

«Sicuramente tornare sulle spiagge e legare il Premio alla città è il primo comandamento».

E il secondo?Potrebbe essere quello di far decollare questo, che con il Bagutta è uno dei premi più antichi, e farlo approdare su un palcoscenico più popolare?

«Direi che un altro obiettivo primario è quello di portare al Premio libri di altissima qualità e far sì che circolino nelle librerie e vengano letti. L’anno scorso ho presieduto il Premio Campiello, sono un giurato del Premio Strega da parecchi anni. Lo Strega ha la particolarità di essere dedicato soltanto ai romanzi, forse è per questo che fa vendere libri più di altri premi. Ecco, io vorrei fare di più. Vorrei premiare autori di grande livello e vorrei che i loro libri arrivassero nel giro di qualche anno ad un vasto numero di lettori».

Qualità e vendibilità: due voci che spesso non vanno d’accordo nel mondo dell’editoria. Lei pensa davvero che i Premi aiutino un libro ad essere meglio commercializzato?

«In parte sì. Un premio offre una marcia in più, in qualche modo consacra il libro e lo spinge un po’ sul mercato. Noi cercheremo di puntare a una qualità elevata e a fare in modo che trovi anche spazi sul fronte delle vendite. Far circolare buoni libri è far circolare buona cultura».

Il Premio Viareggio ad esempio tra le sue sezioni non prevede la categoria dei gialli che invece sul mercato ha molto appeal. Pensa di rivedere le regole?

«No, adesso no. Io sono abituato a entrare in una casa che non è la mia con molto rispetto: mi guarderò intorno, cercherò di capire e ambientarmi. Magari nei prossimi anni non escludo che possano essere apportate correzioni di rotta». —

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