“Milena cara”, storia di una famiglia separata dalle leggi razziali

La giornalista e scrittrice Vera Paggi è l’autrice del racconto del doloroso distacco di una coppia di ebrei che riguarda anche Pisa

pisa. Cento lettere, rimaste sconosciute e inedite per oltre 80 anni, che viaggiano per tre 3 continenti e scandiscono la dolorosa separazione di Bruno Paggi e Milena Sermoneta, della loro famiglia di ebrei italiani, durante la Seconda guerra mondiale. Lettere che toccano anche la Toscana e arrivano a Pisa e a Firenze. “Milena cara – Lettere 1939-1952” (edizioni Ilmiolibro, 2021), a cura di Vera Paggi, giornalista e scrittrice milanese, nipote di Bruno e Milena, è il racconto di una storia dentro la storia, di una famiglia che cerca di mantenere vivi i legami, potenti, di destini separati dalle leggi razziali. Un volume che nasce da una ricerca personale dell’autrice, di identità e conservazione delle proprie origini. Le lettere di “Milena cara” hanno a che fare con i sentimenti e ci tengono nel presente, nel desiderio di non abbandonare mai le relazioni, pur nella tragedia della distanza e della solitudine. Bruno Paggi, con la cacciata degli ebrei dagli incarichi pubblici, per effetto delle leggi razziali nel 1938, è costretto a emigrare prima a Londra poi in Venezuela. L’idea è di ricongiungere la numerosa famiglia (7 figli, la più piccola nata nel 1938) dopo qualche mese, ma gli basteranno poche settimane per sapere che la separazione sarà lunga e forse definitiva. A giugno del 1940, appena arrivato a Caracas, l’Italia entra in guerra. Milena Sermoneta, ebrea romana, è una rammendatrice. Dopo la partenza del marito resta in Toscana con i 7 figli. È sola allo scoppio della guerra, si nasconde prima delle razzie di ebrei nel ghetto di Roma e poi a Firenze e Pisa, fino alla decisione di attraversare clandestina il confine con la Svizzera per salvare se stessa e i suoi bambini dalla deportazione. —

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