I “Globi 2021” fanno storia nel segno dell’inclusione

Chloe Zhao è la prima regista premiata in 37 anni, dopo Barbra Streisand 

LOS ANGELES. I Golden Globes fanno storia all’insegna dell’inclusione mentre “Nomandland”, con i premi per il miglior film e per la migliore regia, si apre la strada verso gli Oscar. Chloe Zhao è la prima donna regista premiata dalla Hollywood Foreign Press in 37 anni dopo Barbra Streisand di “Yentl”.

Polemiche avevano preceduto la serata. Accettando i premi per miglior film comico e miglior attore in “Borat Due” Sacha Baron Cohen ha lanciato una frecciata alla Hollywood Foreign Press, i cui 87 membri non includono – ha scoperto la scorsa settimana il Los Angeles Times – un solo giornalista di colore: «Grazie alla giuria tutta bianca» . Accettando il premio Cecil B. DeMille alla carriera, Jane Fonda ha rincarato la dose: «C’è una storia che abbiamo paura di vedere su noi stessi. Una storia su quali voci vogliamo elevare e quali mettere a tacere, di chi ha un posto a tavola e chi resta fuori dalle decisioni» . Forse per riparare alla crisi di immagine, la Hfpa ha assegnato a due attori di colore, Daniel Kaluuya e John Boyega, i primi due premi della serata. Scontato il riconoscimento postumo a Chadwick Boseman, la cui interpretazione in “Ma Rainey Black Bottom” era stata l’ultima della carriera. Poche le sorprese: oltre all’esordiente Andra Day per “United States vs Billie Holiday”, Rosamund Pike ha vinto per “I Care a Lot” battendo Maria Bakalova, co-star di “Borat” e Carey Mulligan (“Promising Young Woman). Escluso pure “Mank” di David Fincher, a mani vuote nonostante sei candidature, e Olivia Colman che finora aveva vinto ogni Globe per cui era stata candidata: ne aveva due in pista, per “The Father” e “The Crown”. I premi della Hfpa hanno di solito scarsa influenza sugli Oscar per via del calendario delle votazioni. Stavolta, a causa della pandemia, l’Academy comincerà a votare il 15 marzo ed è verosimile che i Globi di ieri abbiano più peso del solito. La Hollywood Foreign Press ne assegna ogni anno 25 per il cinema e per la tv. “The Crown” ne ha vinti quattro come migliore serie drammatica e per le interpretazioni di Emma Corrin, Josh O’Connor e Gillian Anderson (Diana, Carlo e Margaret Thatcher).


Netflix, che ha portato lo show di Peter Morgan sul piccolo schermo, aveva collezionato 42 nomination e ne ha incassate 10 tra cui un paio per la “Regina degli Scacchi”. —