L’ascesa del socialismo e la spietata repressione dello squadrismo nero

I “Fatti di Empoli” del 1921 vanno inquadrati nei giorni  che seguirono all’assassinio di Spartaco Lavagnini

Dalla fine di ottobre del 1920 in tutta l’area fiorentina ed anche nell’Empolese le violenze con relative bastonature da parte delle squadre fasciste avevano visto un aumento esponenziale, in un crescendo che stava portando i fasci di combattimento ad un rafforzamento in termini numerici, ma soprattutto era la dimostrazione da parte dei fasci stessi che un nuovo ordine avrebbe potuto affermarsi a fianco dei proprietari terrieri, degli industriali, dei potentati locali e non solo. E quel nuovo ordine avrebbe fatto il “lavoro sporco”, ma sarebbe stato in grado di impedire di “fare come in Russia” ai socialisti (la memoria della rivoluzione d’ottobre era ben viva e presente nelle masse popolari). L’affermazione alle elezioni amministrative del 1920 delle giunte rosse e dei primi sindaci socialisti erano stati i primi autentici passi verso la rivendicazione dei diritti delle masse operaie e lavoratrici, che cominciavano a sentirsi davvero rappresentati anche a livello locale.

il biennio rosso


Tuttavia, per capire il clima nel quale accaddero i fatti che portarono anche in questa zona all’affermazione del Fascismo, - e i fatti di Empoli del 1 marzo 1921 rappresentano in questo quadro un evento che travalica la dimensione locale -, è necessario fare un passo indietro, e tornare almeno alla fine della prima guerra mondiale. È in quella cesura storica che possiamo rintracciare le origini del cosiddetto “biennio rosso”, sicuramente tale almeno nella nostra zona. La conclusione della Grande Guerra, combattuta inseguendo sempre la promessa “la terra ai contadini”, aveva portato con sé distruzione, morte, fame, e tante promesse non mantenute che fomentarono da subito i sentimenti di frustrazione e di rivalsa delle masse popolari. Sarà il partito socialista ad interpretare e rappresentare al meglio questi sentimenti. Dall’altro lato abbiamo invece l’emergere e il consolidarsi fra vaste frange di ex combattenti insoddisfatti e restii a reinserirsi nella vita civile del mito della “vittoria mutilata”; entrambi questi fattori costituiranno il detonatore di sanguinosi conflitti sociali che di lì a poco esploderanno in tutto il loro fragore. E poco dopo porteranno al riconoscimento “ufficiale” e all’affermazione definitiva del movimento fascista.

Il successo socialista

A Empoli, nelle elezioni politiche del novembre del 1919 (le prime a suffragio universale maschile, ma con un astensionismo nell’Empolese vicino al 34 percento), tenutesi in un clima infuocato dove non mancarono gli scontri, i socialisti riportarono il 76 percento dei consensi (mentre nella circoscrizione di Firenze il partito socialista si fermò al 51 percento), e il partito popolare superò con l’undici percento la lista liberale, che si fermò al dieci. Era il prologo del successo socialista alle elezioni amministrative dell’anno successivo. In quella tornata elettorale nella circoscrizione di Firenze entrarono dunque in parlamento otto deputati socialisti, fra i quali Ferdinando Targetti, Luigi Frontini e Gaetano Pacchi, tutti avvocati che ritroveremo poi anche come difensori nei confronti degli imputati del processo per i fatti di Empoli del 1921.Si intensificarono in quel periodo sempre tollerate dall’ordine costituito, anche le azioni da parte delle squadre fasciste, mentre parallelamente a Empoli si andava formando un corpo di difesa spontanea, la cosiddetta “guardia rossa”. Fra il 19 settembre e il 7 novembre del 1920 si tennero dunque le elezioni amministrative; il 19 settembre i socialisti conquistarono il comune di Montespertoli; il 17 ottobre le vittorie a Fucecchio, Santa Croce e Santa Maria a Monte; il 24 ottobre i socialisti conquistarono tutti i comuni del mandamento di Empoli: Empoli, Vinci, Cerreto Guidi, Montelupo fiorentino e Capraia e Limite. A Empoli i socialisti, ormai alla vigilia della scissione, avevano riportato l’88 percento dei voti (ma si recò alle urne solo il 45 percento degli aventi diritto). Divenne sindaco il vetraio Riccardo Mannaioni.

Lo squadrismo fascista

Dal mese di ottobre si intensificarono le azioni squadristiche in tutta la provincia di Firenze, e le violenze e le intimidazioni nei confronti degli esponenti socialisti erano quotidiane. Il segnale definitivo che l’accordo fra la borghesia industriale, l’aristocrazia terriera e i fasci era stato siglato sarebbe arrivato di lì a poco. Il 27 febbraio del 1921 a Firenze, ignoti lanciano una bomba su un corteo di liberali e patrioti che si stava dirigendo verso piazza dell’Unità d’Italia per deporre una corona al monumento ai caduti; un carabiniere e uno studente vengono colpiti a morte; la repressione fascista, guidata da Dino Perrone Compagni, segretario politico regionale del movimento, non si fa attendere: all’imbrunire una trentina di squadristi entra nella sede del sindacato ferrovieri in via Taddea. In quel palazzo hanno sede anche la federazione provinciale del neonato Partito comunista d’Italia e la redazione del periodico “Azione comunista”. Tre squadristi salgono al primo piano, e dietro la porta trovano al lavoro alla sua scrivania Spartaco Lavagnini. Un colpo di pistola in faccia, poi un colpo alla testa. Lavagnini giaceva morto nella sua stanza devastata. —

P.S.

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