Fra rivelazioni e colte passeggiate è il momento di rileggere Dante

Dal saggio di Casadei agli itinerari di Ferroni fioriscono le pubblicazioni sull’Alighieri

Fabio Canessa

A 700 anni dalla morte di Dante Alighieri, decine di volumi lo celebrano in tutte le salse, sfaccettandolo da ogni punto di vista.


studio e divulgazione

Dopo l’ottima biografia dello storico Alessandro Barbero, “Dante” (pp. 364, Laterza, 20 euro), e l’agevole racconto dell’Inferno scritto dal giornalista Aldo Cazzullo, “A riveder le stelle” (pp. 288, Mondadori, 18 euro), arriva “Dante: storia avventurosa della Divina commedia dalla selva oscura alla realtà aumentata” (pp. 200, il Saggiatore, 18 euro) nel quale Alberto Casadei, docente dell’Università di Pisa e critico letterario attento alla contemporaneità, cerca di fondere un po’ tutti gli aspetti. Ci riesce bene perché, intrecciando la biografia del poeta e l’analisi della sua opera, compone un saggio letterario che si legge come un romanzo storico. Ma dietro il divulgatore capace di riassumere le poche notizie sicure della vita di Dante e di sintetizzare con densità il nocciolo delle opere, c’è il rigore dello studioso che porta contributi nuovi anche per gli addetti ai lavori. Il divulgatore spiega con rapida efficacia il dna dantesco, nel frattempo lo studioso dimostra che opere come il Fiore, la Quaestio e l’Epistola a Cangrande, attribuite a Dante da critici autorevolissimi, sono dei falsi. Mentre il divulgatore definisce La Vita Nova “un lungo sogno a occhi aperti”, lo studioso ci sorprende giudicando probabile l’ipotesi che Dante abbia cominciato a scrivere la Commedia già a Firenze e l’abbia “riavviata” quando gli hanno portato, durante l’esilio, i primi canti ritrovati a casa sua. Insomma, alternando il bastone dello specialista alla carota del volgarizzatore, Casadei accompagna per mano il colto e l’inclita.

con dante a firenze

Roberto Mosi in “Ogni sera Dante torna a casa” (pp. 106, Il Foglio, 12 euro) ci porta invece a visitare i luoghi che videro Dante nascere, crescere, innamorarsi di Beatrice e affermarsi come politico e scrittore. Mosi cammina per Firenze sulla traccia delle 34 lapidi che il Comune collocò nel 1907, abbinando alle terzine del “poema sacro” i posti cui esse si riferiscono: dalla casa dell’amico Cavalcanti alla tomba del maestro Brunetto fino alla chiesa di Santa Margherita dei Cerchi e alla Torre della Castagna. Corredato dalle foto dei luoghi è un libretto da usare come guida per chi voglia omaggiare Dante non solo con la testa ma anche con i piedi.

L’ITALIA DI DANTE

Non basteranno i piedi a chi decidesse invece di seguire Giulio Ferroni, uno dei nostri maggiori critici letterari, che ha girato tutta l’Italia per lungo e per largo, toccando ogni luogo che Dante abbia anche appena nominato nella sua opera, da Napoli dove è sepolto Virgilio a Milano distrutta dal Barbarossa. Ne è venuto fuori “L’Italia di Dante” (pp. 1232, La nave di Teseo, 30 euro) un volumone che ricorda i colti reportage di Mario Soldati e Guido Piovene, nel quale è un piacere perdersi e ritrovarsi, sia immergendoci nella lettura avvolgente di questi percorsi sia consultando le 150 pagine dedicate al versante tirrenico, con grande spazio a Pisa, Cecina e Bocca d’Arno.

LEGGERE DANTE

Non dimentichiamoci però il viaggio della Commedia, perché tutti questi bei libri hanno senso solo se propedeutici alla lettura di Dante. Non solamente dei canti arcinoti che conosciamo pressoché a memoria, ma anche delle zone più nascoste, trascurate dalle antologie e dai programmi scolastici. I versi danteschi meritano, per l’occasione, una lettura integrale, attenta e appassionata. Sarebbe davvero da scemi non leggere Dante, ma solo quelli che lo spiegano. —

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