Gabriel Zuchtriegel nuovo direttore di Pompei

L’archeologo ha già rilanciato Paestum: «Priorità alle manutenzioni». Si dimettono due consiglieri scientifici

Silvia Lambertucci

Droni e sensori per mettere in campo un grande progetto di manutenzione preventiva, una biblioteca digitale «per condividere subito le ricerche secondo un modello di archeologia pubblica», il rilancio dei siti cosiddetti minori, da Stabia ad Oplontis a Boscoreale. Ma anche un patto col territorio per riqualificare la zona che con le sue bancarelle, l’architettura sdrucita, i trasporti inefficienti, è da sempre una spina nel fianco del sito patrimonio dell’umanità. Per Pompei è il giorno del cambio della guardia, dopo Massimo Osanna arriva l’archeologo tedesco Gabriel Zuchtriegel, dal 2015 alla guida della vicina Paestum.


«L’ho scelto perché ha dimostrato di essere bravissimo – dice il ministro della cultura Franceschini– come Massimo Osanna ha rilanciato Pompei riscattandola dalla stagione dei crolli, così Zuchtriegel ha rilanciato magnificamente Paestum, un posto sul quale nel 2014 erano in pochi a scommettere». La nomina però spacca il consiglio scientifico del parco pompeiano, con due consiglieri su quattro, Stefano De Caro e Irene Bragantini, che si dimettono all’istante con una lettera indirizzata proprio ad Osanna: «Non ci sono le condizioni per collaborare con il suo successore». E il gesto fa rumore, perché i dimissionari sono archeologi di peso: De Caro è stato tra l’altro direttore di Pompei; Bragantini, una vita tra scavi e ricerca, ha insegnato a lungo all’università di Napoli. Osanna non ci sta, difende a spada tratta il suo successore: «Ha un ottimo curriculum scientifico, proseguirà il mio lavoro», dice sottolineando anche che la giovane età del neo direttore.

Tant’è, Franceschini, che ne ha individuato il profilo nella terna finale del concorso lanciato mesi fa (presidente della commissione è stata Marta Cartabia) sceglie di presentare Zuchtriegel da una delle spettacolari terrazze del Colosseo. Classe 1981, sposato e padre di due figli, da poco anche cittadino italiano, il neo direttore ha avuto la meglio su altri 43 studiosi.

Il ministro sembra non aver avuto dubbi: «Ha cambiato Paestum, e non solo perché sono aumentati i visitatori ed è cresciuto il bilancio: come Pompei anche Paestum ora è un modello di accoglienza, un posto dove si cura la manutenzione e si fa ricerca, dove si portano avanti scavi archeologi». E immagina un futuro «nel quale il turismo internazionale tornerà ad affollare le nostre città e i nostri siti e troverà luoghi molto accoglienti come lo sono oggi Paestum e Pompei». Osanna, che dal luglio 2020 ha la responsabilità di musei e siti statali, annuisce, si complimenta con il suo successore, ricorda i tanti temi ancora aperti a Pompei. «Mai abbassare la guardia sulla manutenzione», avverte, concordando sulla necessità, ora che il sito è stato messo in salvo, di puntare al coinvolgimento del territorio e al rilancio dei tanti siti che circondano la città antica. E i nuovi scavi? «Si faranno quando sarà necessario, così come è stato negli ultimi anni», risponde Zuchtriegel. Che però sottolinea: «non sono la priorità. Abbiamo tantissimo materiale su cui studiare e tanti progetti su cui lavorare». —