D’Alessandro: «La musica deve ripartire, ma fino a settembre niente grandi show»

Il promoter confida nel nuovo governo e lancia un’ipotesi: in uno stadio possono stare 5.000 persone in sicurezza

«Voglio partire». Lo ripete come un mantra Mimmo D’Alessandro, boss della D’Alessandro e Galli, grande agenzia di concerti con sede a Lucca, che organizza Lucca Summer Festival e show di noti artisti stranieri: McCartney, Clapton, Kravitz, Rolling Stones per dire. Il suo sguardo sul presente e futuro dei live è quello di un operatore diretto e coinvolto. «Ci vorrebbe la sfera di cristallo per capire come fare – dice – Ogni 5 minuti ci sono novità e indecisioni che non aiutano. Io sono positivo e non mi piango addosso, ma la situazione è veramente difficile. Io voglio partire, mi sto organizzando per farlo almeno a settembre con tutte le precauzioni».

Dunque un’ipotesi che esclude praticamente tutta l’estate. «Prima di settembre sarà difficile, siamo a marzo e con gli artisti internazionali è un problema, non ci sono i tempi per organizzare. Sto spostando a settembre alcuni artisti – spiega – altri sono già riprogrammati per il 2022 e qualcuno per il ‘23». Secondo D’Alessandro però le possibili soluzioni per ripartire in sicurezza ci sono. «Innanzitutto occorre definire in maniera diversa le capienze Covid. La scorsa estate era possibile fare concerti all’aperto con un massimo di mille persone, indipendentemente dalla grandezza dello spazio. La capienza – spiega – andrebbe invece stabilita in base ai metri quadrati. Ad esempio: con tamponi rapidi all’ingresso, mascherine FP2, seduti con distanza medica, sarebbe possibile in uno stadio arrivare a 5/6.000 spettatori. La cosa è fattibile. Ad esempio – ricorda – la scorsa estate all’Arena di Verona si è organizzato qualcosa, in grande sicurezza e nessuno si è ammalato. Zero contagi».

Per D’Alessandro il problema non è nemmeno economico. «Non mi interessa il business in questo momento, voglio tenere in piedi il lavoro. Voglio riprendere perché abbiamo tutti bisogno di lavorare. Non ha importanza se io ho un’azienda con 30 persone alle quali pago lo stipendio e da un anno non incasso più. C’è – spiega – tutta una filiera di lavoratori che non sta lavorando e di cui stiamo perdendo pure le professionalità. Anche un facchino dei concerti ha una sua preparazione. Se non lavora va a scaricare i camion, che non è la stessa cosa di lavorare ai live. E inoltre mica tutti gli artisti sono miliardari, magari tenere botta per un anno è possibile, ma poi?».

Di sicuro la ripresa degli eventi dipende dalle norme e regole che vengono di volta in volta dettate dalle istituzioni. «Io ho fiducia in questo nuovo governo – dice il promoter – Mi sembra che turismo e cultura, che sono anche legati, siano stati presi seriamente in considerazione». Nell’astinenza dai veri live alcuni show si sono trasferiti on line. Su queste iniziative il giudizio di D’Alessandro è netto: «Per me non esistono perché sono privi di emozioni. I concerti regalano momenti unici al pubblico e agli artisti ma per farlo devi avere il pubblico. La musica d’altronde è l’unica cosa certa al mondo che unisce. Non lo fa lo sport che è tifo, il cinema in misura minore e non parliamo della politica».

Dunque la situazione dei live è ancora in alto mare con un orizzonte piatto e tutto questo probabilmente lascerà dei segni. «Al momento ci interessa ripartire in qualsiasi modo. Non sarà come prima, molto cambierà. Io voglio ripartire non mi frega dei soldi e altro. I soldi tornano se riesci a lavorare e a creare. Ora siamo impotenti e questo è pazzesco». Probabilmente, almeno in una prima fase, gli artisti suoneranno di più e con un diverso approccio. «Secondo me sì. C’è voglia di musica in tutto il mondo e gli artisti stanno impazzendo, come il pubblico».

Il futuro dei live non sembra roseo, le previsioni di riprendere a breve non sono favorevoli ma in tutto questo, almeno un timido raggio di sole D’Alessandro lo lascia filtrare, anche sul Lucca Summer Festival. «Ci sto lavorando – dice il promoter – spostando tutto a settembre e stando allerta se sarà possibile partire a luglio, ma la vedo dura. Sarà anche ridimensionato perché i grandi eventi internazionali sono tutti rinviati al 2022. E per risolvere definitivamente la questione – conclude – aspettiamo i vaccini». —

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