Pinocchio non ci stanca mai: altri due film. Zemeckis in live-action, dark per Del Toro

Pinocchio disegnato da Francesca Lenzi. Robert Zemeckis, Tom Hanks e Guillermo Del Toro

Tom Hanks sarà Geppetto nel progetto Disney, il regista messicano punta sul cartoon stop-motion per Netflix

«Non era un pezzo di lusso, ma un semplice pezzo da catasta, di quelli che d’inverno si mettono nelle stufe e nei caminetti per accendere il fuoco e per riscaldare le stanze». Eppure quel pezzo di legno, che Geppetto intaglia per farne un burattino con la voglia di diventare un bambino vero, ha fatto sognare tanti. Piccoli, ma anche adulti che quella storia fatta di avventure e disavventure, punizioni e consolazioni, l’hanno letta e riletta sulle pagine scritte da Carlo Collodi.

La prima apparizione di Pinocchio risale al luglio del 1881, sul “Giornale per i bambini” di Ferdinando Martini, per un racconto a puntate che troverà compiutezza proprio nel romanzo pubblicato nel 1883 dalla Libreria Editrice Felice Paggi. Da lì in poi è un numero incalcolabile quello che lega il burattino di Collodi a ristampe e traduzioni, messe in scena teatrali e trasposizioni cinematografiche. L’ultimo esemplare, in ordine di tempo, è il Pinocchio di Matteo Garrone che, in Italia si è aggiunto alle precedenti versioni di Luigi Comencini (1972), di Roberto Benigni (2002) e del cartoon firmato da Enzo D’Alò (2012). Da ricordare il punto di vista fantascientifico del romanzo di Collodi nel film “A. I. – Intelligenza artificiale”, nato da un’idea di Stanley Kubrick e diretto da Steven Spielberg. Nell’immaginario fanciullesco di tutti noi, però, la pellicola più famosa e conosciuta, è senza dubbio la versione animata della Disney datata 1940.


Ma se Pinocchio è uno soltanto, i suoi volti sul piccolo e grande schermo sono infiniti. E dopo il nostrano Garrone, si preparano altre trasposizioni del libro per ragazzi scritto da Collodi. E non parliamo di ignoti videomaker. Circola, destando grande attesa, l’arrivo di un nuovo progetto Disney (destinato allo streaming) per la regia di Robert Zemeckis, autore dell’indimenticabile trilogia di Ritorno al Futuro e di Chi ha incastrato Roger Rabbit, ma anche di Forrest Gump, Cast away, La morte ti fa bella e, in ultima battuta, Le streghe inizialmente programmato per l’uscita nelle sale statunitensi a ottobre, rinviato al 2021 causa Covid e alla fine disponibile in digitale. Ancora si sa pochissimo del film e del cast, dove tuttavia si fa il nome di una vecchia conoscenza di Zemeckis, un Tom Hanks previsto per la parte di Geppetto, mentre per i ruoli della Volpe e del cocchiere del carro diretto al Paese dei balocchi, si indicano Alan Cumming e Stephen Graham.

L’altro regista alle prese con la propria visione del burattino di Collodi è Guillermo Del Toro, a tre anni dal successo de La forma dell’acqua, vincitore di quattro premi Oscar e del Leone d’oro di Venezia. La passione del cineasta messicano per Pinocchio è roba vecchia e adesso finalmente sta per diventare realtà, con un prodotto dark in stop motion, distribuito dal colosso Netflix. Nel cast tante voci famose: su tutte quella di Ewan McGregor nel ruolo del Grillo parlante. E poi Tilda Swinton, Cate Blanchett, Christoph Waltz. Sarà una versione particolare di Pinocchio quella dell’autore messicano, che cala la storia nell’Italia degli anni 30, in piena ascesa fascista, con il burattino in versione anarchica. Non una vera e propria novità per Del Toro che già aveva ambientato due precedenti film nello stesso periodo, in pieno regime, ma in terra spagnola: La spina del diavolo e Il labirinto del Fauno.

Chi ne ha abbastanza di Pinocchio, si risparmi la fatica di andare al cinema. Per tutti gli altri sarà ancora la magia di una novella senza tempo. Due versioni in più alle tante che si sono avvicendate negli anni. Tutte ispirate al romanzo di Collodi, nessuna davvero in grado di rendere giustizia allo spirito di una storia nerissima, solo come le fiabe di una volta sanno esserlo. Disney per primo ha distorto l’anima di Pinocchio, trasformando le terribili avventure del burattino in una zuccherosa versione animata. È un po’ quello che è successo a Cappuccetto Rosso nelle versioni di Charles Perrault (1697) e dei Fratelli Grimm (rivista più volte nel corso dell’Ottocento). Nella prima muoiono tutti, nonna e bambina. Nella seconda subentra il lieto fine, che a un certo punto non si ha più il coraggio di guardarlo negli occhi il male, e allora si sfuma nell’allegoria.
 

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