“Gli indifferenti” ai tempi del MeToo Cambia il finale del libro di Moravia



Sul palcoscenico dell’appartamento borghese dove Mariagrazia Ardengo (Valeria Bruni Tedeschi) vive con i figli Michele (Vincenzo Crea) e Carla (Beatrice Grannò), assediata dalla presenza sempre più invasiva dell’amante Leo Merumeci (Edoardo Pesce) che le ha promesso di risanare debiti e conti in banca, il gioco di specchi e bugie sta per interrompersi tragicamente. Le scosse di assestamento del terremoto recente comunicano un senso di precarietà, annunciano che il sistema degli inganni è sul punto di cedere e la spallata definitiva arriverà proprio da Carla, la più giovane, la più determinata. Non si poteva riprendere oggi un testo chiave come Gli Indifferenti di Alberto Moravia senza tenere conto della bufera del MeToo, così il regista Leonardo Guerra Seragnoli sceglie di affidare a Carla il compito della denuncia, l’urlo della resistenza. Nel finale, dopo aver subito la violenza di Leo, Carla farà quello che nell’Italia mussoliniana del romanzo, pareva impossibile: «Ci è sembrato naturale – dice il regista – che in un contesto di accresciuta consapevolezza e strumenti concreti di difesa, fosse Carla a interrompere il clima di ipocrisia asfissiante degli Ardengo e il delirio d’onnipotenza di Merumeci. Oggi esistono possibilità reali di guardare a un futuro diverso».


La svolta, secondo Bruni Tedeschi, fotografa una nuova realtà: «L’essere umano non cambia, ma i mezzi per andare nelle giuste direzioni sì. Le leggi offrono mezzi per reagire e questo ci conforta. Il dramma interiore resta, ma la speranza è che le ragazze come Carla possano, adesso, reagire molto di più che in passato. È questo l’happy end del film». Il rapporto con Moravia, racconta l’attrice e regista, risale a molti anni fa, un incontro scolastico in cui lei aveva chiesto allo scrittore un chiarimento su un passaggio degli Indifferenti talmente specifico da sorprendere perfino lui: «Non ho visto il film di Maselli, ma ho ripreso in mano il libro, trovandolo pieno di informazioni, utilissime per gli attori». A Mariagrazia, colpevolmente cieca, instabile e leggera, Tedeschi dice di essersi avvicinata «senza giudicarla né considerarla una marziana». D’altra parte il peccato dell’indifferenza non riguarda solo lei: «Sono pessimista, tutti dovremmo prendere coscienza – riflette Bruni Tedeschi – del nostro egoismo e mancanza di attenzione verso chi non sta bene, dobbiamo capire che questo egoismo ci rende più infelici. È una certezza matematica, ma tendiamo a dimenticarlo. Siamo tutti indifferenti, anche io».

La pandemia, con le sue drammatiche conseguenze, è, secondo Bruni Tedeschi, «un’occasione mancata. I governi avrebbero dovuto dare alla cultura il posto che merita, far capire che ne abbiamo bisogno, come degli alimenti. L’altro giorno spiegavo a mio figlio di 6 anni e mezzo che non potevamo andare in libreria, perché sono tutte chiuse, e lui mi ha detto “mamma, non capisco, i libri sono necessari”. Nel primo confinamento la gente ha vissuto di letture e di film, ma nessuno l’ha sottolineato».

Senza Covid, Gli indifferenti (da martedì 24 su piattaforme e circuiti Miocinema e Iorestoinsala) sarebbe uscito nei cinema. —

La guida allo shopping del Gruppo Gedi