Festival dei Popoli fra anteprime e concorsi

Alla rassegna fiorentina arrivano in streaming “Dissipatio” di Filippo Ticozzi e “Bring down the walls” di Phil Collins

firenze

Ultime battute per il Festival dei Popoli numero 61 che, seppur “costretto” in streaming sulla piattaforma Più Compagnia, la sala virtuale dell’omonimo cinema fiorentino che negli ultimi anni ha fatto da terminale per gli spettatori, non ha mancato di accendere i riflettori sulle derive e le contraddizioni del mondo contemporaneo.


Di questi tempi infuocati dall’emergenza sanitaria arriva puntuale lo sguardo di Filippo Ticozzi che in “Dissipatio” affronta la sua personale esperienza del lockdown confinato in una cittadina del nord Italia, chiuso nella bolla di un tempo ripetitivo e apparentemente immutabile, fra stralci di comunicazioni e sirene che punteggiano il silenzio, una vita sospesa che però misteriosamente sprofonda in uno stato di confinamento imposto ma forse anche desiderato.

Nella sezione Concorso italiano spiccano “L’armée rouge” di Luca Ciriello, la storia di Idriss Koné, in arte Birco Clinton, arrivato in Italia dalla Costa d’Avorio cinque anni fa e oggi abitante dei Bipiani di Ponticelli, periferia di Napoli, dove è il portavoce della scena musicale della comunità ivoriana. E poi “Eskere” di Alessandro Abba Legnazzi, film laboratorio che intreccia i racconti di quattro ragazze extracomunitarie che vivono a Brescia ma provengono da contesti culturali diversi, un viaggio non solo tra le mura domestiche ma anche nei loro fiammeggianti immaginari.

Per il Concorso internazionale segnaliamo “Bulletproof” di Todd Chandler, un documentario che indaga i problemi della sicurezza nelle scuole americane, con la macchina da presa che si muove tra i corridoi di alcuni licei per catturare le testimonianze di un sistema costretto a rivedere le proprie priorità in un momento in cui il tema della minaccia dall’esterno è dominante e in cui la paura di una nuova Columbine genera contromisure preventive surreali e inquietanti (come le esercitazioni di blocco, l’addestramento di armi da fuoco per insegnanti, gli screening con i metal detector). Merita anche “Bring Down the Walls” di Phil Collins, le testimonianze di ex detenuti che aprono il velo sulle motivazioni “industriali” del sistema carcerario statunitense attraverso la lente della musica house, nata all’interno delle comunità emarginate quando è iniziata la politica di incarcerazione di massa nei primi anni 80.

Infine, per la sezione della rassegna dedicata all’ambiente, sbarchiamo in Toscana al seguito di “Traces of a Landscape” di Petr Zaruba, la storia di Jan Jedlicka, pittore nato a Praga nel 1944, trasferitosi in Svizzera dopo l’invasione russa della Cecoslovacchia nel 1968 e infine stabilitosi in Maremma, che diviene la sua patria artistica e la fonte di ispirazione principale per le sue opere. —

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