Un secolo e mezzo di vita cittadina attraverso le gesta di otto teatri

Lo storico Ilio Nencini firma un libro che ricorda la nascita delle strutture, dalla sala di Palazzo Fabbri al Teatro Lux

CECINa

Sono otto i teatri che hanno animato la vita cecinese dal 1865 ad oggi. Sale in palazzi privati, poi il teatro operaio, infine i cinema-teatro. Ilio Nencini ne ricostruisce le vicende nel suo libro “Cecina Teatro. Otto teatri nella storia della città”, in uscita per i tipi di Phasar e il patrocinio del Comune, intrecciando gli avvenimenti politici e sociali d'Italia e locali con l'arte scenica. Con la passione dello storico e la competenza del ricercatore, Nencini traccia la storia degli edifici, delle associazioni e dei gruppi teatrali delineando un percorso di crescita della comunità. «Fino dall'Ottocento il teatro ha seguito gli sviluppi urbani fungendo da aggregatore di socialità – spiega – ha collegato il centro e le periferie, e ha rappresentato il dinamismo della società cecinese. Qui il teatro non è nato sotto l'egida di un nobile o possidente locale, come altre sale del territorio, ma è stato voluto da associazioni e alimentato dai cittadini. Il “Teatro Aulo Cecina”, dove i giovani imparavano l'italiano leggendo i classici e recitando, diventò un riferimento alternativo alla Chiesa e all'associazionismo laico. Più tardi il teatro catalizzò la rivolta sociale di socialisti e anarchici, mentre nell'età giolittiana formò un nuovo pubblico». Dopo il 1860 il teatro contribuiva a costruire l'identità all'Italia appena unificata e la sale locali si moltiplicavano a Pomarance, Suvereto, Campiglia, Volterra, Montescudaio e Castagneto. Il centro di Cecina a metà Ottocento assunse l'assetto attuale, con la chiesa e il palazzo comunale in asse con la stazione ferroviaria. Gli abitanti del “Fitto” (allora frazione di Bibbona) erano 2237 nel 1861 e 2477 nel 1865. Molti di loro dovettero frequentare la sala privata a Palazzo Fabbri, sulla via Emilia, all'angolo dell'odierna piazza XX Settembre, che quell'anno accolse la volterrana compagnia Zacconi per sessanta giorni di recite. Nel 1867 sorgeva il “Teatro Aulo Cecina”, in omaggio alle origini della città, sul lato sud della via Emilia. La nascente Società Filodrammatica necessitava di uno spazio per le proprie attività e il possidente Giacomo Barabino mise a disposizione una sala del suo palazzo nella zona dell'attuale piazza Libertà. Il locale aveva “una galleria e un palchettone per 340 persone”, l'illuminazione era a petrolio, la rendita annuale assegnata di 800 lire. Doveva infatti contribuire a insegnare ai giovani l'italiano attraverso la lettura dei classici e i corsi di recitazione e divenne il primo teatro civico cecinese, dove i dilettanti esordirono nel 1873. Quell'anno Cecina diventava capoluogo comunale e da lì a poco nascevano associazioni come la “Società Operaia di Mutuo Soccorso” e la “Società Filarmonica del Fitto di Cecina”. Era il momento di una sala popolare: il “Teatro della Società Operaria” fu fondato nel 1898. L'edificio, all'angolo tra vicolo Bargilli e il Prato, nella zona in espansione a monte della chiesa, ebbe da subito vocazione associativa e inclusiva: qui nacque la “Società d'Arte Drammatica”, svolgevano attività compagnie amatoriali di adulti e ragazzi, ed avevano sede la “So¬cietà Operaia”, la “Società Filodrammatica” e la “Società Filarmonica”.


Nel 1899 vi fu proiettato il primo film muto, trasformando la sala in cinema-teatro, mentre nel 1902 Pietro Gori vi tenne conferenze anarchiche gremite di pubblico. Dopo che lo stabile fu adibito alla produzione di elettricità, un nuovo teatro sorse nel 1911 all'angolo opposto di vicolo Bargilli, in un capannone delle Officine Meccanica Turini, riadattato da Ranieri Scaramelli. Nel clima spensierato della belle époque si chiamò “Cinema-Varitè”, ma nel 1913 rivelò ambizioni più alte prendendo il nome di “Teatro Verdi”, per il centenaio della nascita del grande musicista, e fu inaugurato nel 1914. Qui durante la guerra si susseguirono spettacoli patriottici e molte iniziative benefiche a favore di orfani, rifugiati e altri bisognosi. Nel 1923 Giovanni Francioni, Eligi Luci e Baldo Baldinacci dettero vita al “Cinema Teatro Tirreno” nell'attuale via Buozzi, verso la ferrovia. Era un edificio neoclassico, con l'interno decorato e il soffitto dipinto, una balaustra di ferro per il loggione e un grande lampadario centrale. Il teatro fu ampliato poco dopo, anche per il successo del cinema sonoro, arrivato alla fine degli anni Venti. Nel dopoguerra nacque a Palazzi il “Teatro Lux”, una sala parrocchiale che collegava la vita della frazione alle attività educative e sociali della Casa Cardinale “Maffi”. Anche la Targa Cecina contribuì a formare gruppi di dilettanti, tanto che nel 1959 si costituì il Gruppo di Arte Drammatica, destinato a diventare per 25 anni un riferimento per gli appassionati di teatro cecinese, con generazioni di attori e decine di produzioni, che andavano in scena al “Teatro Lux” e in varie città toscane. I tempi erano maturi per un teatro pubblico, ma la prima iniziativa dell'amministrazione fu la creazione dell'arena all'aperto “Circolo dei forestieri” a Marina, una struttura con 1000 posti inaugurata nel 1965 alla presenza di Mike Bongiorno. Solo negli anni Settanta il Comune decise di realizzare nell'Aula Magna del Villaggio Scolastico – costruita nel 1965 - «un teatro perfettamente funzionale e a completa disposizione del GAD». L'intervento, effettuato dieci anni dopo, portò all'inaugurazione del “Teatro comunale di Cecina” nel 1983. —

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