Cinema, Bruni trionfa a Roma: «Dedicato a Livorno»

Il regista si impone nel “Viaggio Italia” dell’Enit con l’autobiografico “Cosa sarà”, interpretato da Kim Rossi Stuart

ROMA. È Francesco Bruni col film “Cosa sarà” il primo vincitore del premio “Viaggio Italia” dell’Enit, un riconoscimento alla qualità che dopo il debutto di ieri alla Festa del Cinema farà il giro dei festival italiani e internazionali, premiando, in un momento in cui la quota del Pil legata al turismo è scesa vertiginosamente, ha spiegato Maria Elena Rossi, direttore del marketing e della promozione Enit, i film italiani che valorizzano il territorio nostrano.

Il film di Bruni, ha spiegato Cristina Priarone, presidente di Italian film commission «è stato scelto per la valorizzazione e l’utilizzo delle location di Roma e Livorno in sintonia con la storia e con i personaggi».


La celebrazione è arrivata, a sorpresa, alla fine della conferenza stampa del film: «È la prima volta che ricevo un premio prima dell’uscita del mio film, lo dedico alla mia Livorno, da cui sono fuggito a venti anni perché la sentivo stretta e dove oggi invece trascorro molto del mio tempo» , ha commentato il regista, congedandosi con un «Viva Livorno».

IL FILM

È una commedia drammatica sulla malattia, l’amore, la paternità, la nuova fragilità degli uomini e la forza delle donne l’autobiografico “Cosa saraà” di Francesco Bruni, il film che chiude la quindicesima edizione della Festa del cinema, prodotto da Vision distribution e Palomar e coraggiosamente nelle sale da ieri sera.

Si ride e si piange con la storia con molti elementi autobiografici del frustrato regista cinematografico Bruno Salvati, interpretato da Kim Rossi Stuart, la cui vita viene ribaltata da una diagnosi pesante, la mielodisplasia, tumore del sangue che tre anni fa ha colpito lo stesso regista, oggi fuori da quel tunnel doloroso – come ha raccontato in conferenza stampa – grazie al trapianto di cellule staminali ricevute, nel febbraio 2018, da suo fratello Alessandro.

Lontano dal voler consegnare al pubblico un resoconto medico, il regista di Scialla e, tra gli altri, di Tutto quello che vuoi che ha firmato la sceneggiatura con il contributo di Kim Rossi Stuart, ha raccontato la sua malattia senza risparmiare sì i particolari ospedalieri, gli aghi aspirati e la sofferenza della chemioterapia, ma affiancandola a una romanzata sorta di resa di conti del protagonista.

Con la moglie Anna (Lorenza Indovina) che lo ha lasciato poco prima della diagnosi e che lui erroneamente crede innamorata di un’altra donna; con il produttore (Ninni Bruschetta) che tiene fermo il suo film poco appetibile per gli incassi; con il figlio Tito, ragazzo fragile che ci va pesante con le canne (Tancredi Galli); con la figlia Adele, con la missione di essere forte, solida ed efficiente (Fotinì Peluso); con Raffaella Lebbroni (nella vita moglie del regista qui la primaria di ematologia che segue il protagonista nel suo percorso terapeutico) e soprattutto con l’evanescente padre (Giuseppe Pambieri) che oggi ha a cuore soprattutto i campi da golf e da giovane non è stato un campione di fedeltà coniugale.

Barbara Ronchi è la sorellastra a sorpresa che salverà la vita al protagonista con il trapianto di staminali, Nicola Nocella l’infermiere barese che lo assiste in ospedale, divertente e accudente. Girato tra Roma e la Livorno del regista il film miscela autoanalitici ricordi di infanzia che emergono di notte in ospedale e una grande dose di ironia. —
 

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