La faccia “maledetta” di Modì dal punto di vista della sua Jeanne

Diretto da Valeria Parisi, il film ripercorre la burrascosa vita parigina dell’artista Un ritratto senza veli, con i contributi di critici d’arte e tanti personaggi livornesi



Il 24 gennaio 1920 Amedeo Modigliani moriva a Parigi, minato dalla tubercolosi. In occasione del centenario della scomparsa esce “Maledetto Modigliani”, un docufilm che ripercorre la sua storia, intrecciando vita e arte. La pellicola, diretta da Valeria Parisi e scritta con Arianna Marelli, su soggetto di Didi Gnocchi, prodotta da 3D Produzioni e Nexo Digital, doveva uscire durante il lockdown, ma è stata posticipata e sarà nelle sale da lunedì 12 a mercoledì 14 ottobre. Il pittore livornese è “raccontato” dal punto di vista di Jeanne Hébuterne, la sua ultima compagna, madre di sua figlia (Jeanne, cresciuta a Livorno con i nonni paterni), morta suicida due giorni dopo la scomparsa del suo amato, mentre era nuovamente incinta. Ad analizzare la vita e le opere del pittore livornese gli autori hanno chiamato esperti d’arte, curatori di mostre e anche alcuni suoi concittadini. Ci sono: Marc Restellini (tra i massimi esperti mondiali di Modigliani), Paolo Virzì, Simone Lenzi, Gérard Netter, Antonio Marras, Laura Dinelli, Emilia Philippot, Jacqueline Munck, Klaus Albrecht Schröder, oltre alcuni esponenti della comunità ebraica livornese. La vita di Modigliani si è sviluppata tra Livorno (dove nacque il 12 luglio 1884) e Parigi ed entrambe le città sono presenti nella pellicola con scorci ottimamente fotografati. Il legame con la sua città natale non si è mai interrotto, però a ogni ritorno corrispondeva una voglia di tornare nelle “ville lumiere” dove arrivò per la prima volta nel 1906, con un viaggio di 26 ore in treno. Il film cerca di dare una nuova immagine di Modigliani, puntando sulle opere, lasciando sullo sfondo il suo essere bohemien, drogato e alcolizzato. Modì era altro, nel film viene più volte definito come un artista precursore, stilisticamente avanti rispetto altri suoi colleghi coevi; d’altronde il suo posizionamento (postumo) nel gotha della pittura mondiale lo dimostra. Modigliani sapeva di avere poca vita e che questa andava vissuta intensamente. Sentimenti e sensazioni che ha tradotto in poesia e bellezza, mettendo su tela i suoi demoni. “Maledetto Modigliani” ripercorre la sua arte, analizza il suo stile, i ritratti con i famosi colli e gli occhi vuoti. Modì si è immerso nella vita della Parigi d'inizio secolo, ne ha respirato e vissuto l’ atmosfera dividendo il suo tempo con amici pittori, affascinato, e ricambiato, dalla bellezza femminile, che spesso ha ritratto nei suoi iconici nudi. A lui vengono attribuite circa 400 opere autentiche, molte sculture e tantissimi disegni. In realtà Modigliani amava moltissimo la scultura, ma le sue precarie condizioni di salute (sin da piccolo fu colpito dalla tubercolosi) gli impedirono, a causa delle polveri, di dedicarsi a quest’arte. Sulle sue opere però si sono addensate moltissime ombre. Modigliani vanta un numero imprecisato di copie, eseguite dai falsari (uno di questi è intervistato nella pellicola). Delle polemiche hanno accompagnato le attribuzioni post mortem al pittore livornese. La più famosa, incredibile e sconcertante tra queste fu quella del 1984 seguita al ritrovamento delle tre teste nei canali della città. Opere che da grandi esperti vennero riconosciute come originali, in realtà erano frutto di una burla di tre giovani livornesi. Per tutelarsi da ogni eventuale polemica in merito all’originalità delle opere presentate nel film, la produzione nei titoli di coda ha ben esplicitato che i pareri espressi dagli intervistati sono opinioni personali. Come capitato a tanti pittori, in vita Modigliani dovette far conto con le difficoltà economiche, le scarse vendite di opere, diventate però preziose dopo la morte e battute alle aste a prezzi esorbitanti. “Maledetto Modigliani” conferma la grandezza dell’artista e ne traccia un bel profilo, che esalta la sua arte. Nella colonna sonora anche il brano di un altro livornese “maledetto”: Piero Ciampi con la sua “Fino all’ultimo minuto”. —


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