Luminosa, profumata, rumorosa e vera, Livorno e la sua terrazza dove muore il sole

La Terrazza Mascagni al tramonto

L’iniziativa del nostro giornale si chiude davanti a uno dei panorami più belli, nella piazza dedicata Mascagni

LIVORNO. Non sono nato a Livorno, ma amo follemente questa città che mi ha adottato da 25 anni. Perché Livorno è bella, è luminosa, è rumorosa, è piena di profumi, è vera. Livorno è diversa da tutti gli altri capoluoghi della Toscana, è un'adolescente che ancora non ha deciso cosa fare da grande, ma che guarda al futuro con l'ottimismo tipico di chi è più giovane e sogna e progetta il proprio destino.

E Livorno è anche sconosciuta. In questi anni di lavoro al Tirreno ho avuto modo di conoscere politici, docenti, scienziati, imprenditori, attori, cantanti, atleti, allenatori provenienti un po' da tutte le parti della penisola (ma anche dall'estero) e la gran parte di loro alla domanda su che cosa conoscessero di Livorno rispondevano un po' imbarazzati: "Poco, sono venuto qui solo per andare al porto..." In Italia, ma anche in Toscana, Livorno è infatti conosciuta per lo più come punto di imbarco e sbarco. Colpa anche degli stessi livornesi, che con spirito dissacrante ripetono dovunque vadano come una cantilena che "qui non c'è nulla..." Ma non è così. Non è affatto vero. Livorno e una città da scoprire, da visitare, da conoscere, da vivere. Livorno è soprattutto una città che ti sorprende.



Proprio la sorpresa è il tasto sul quale insiste anche un lungo articolo pubblicato un paio di anni fa dal Telegraph, uno dei più diffusi quotidiani britannici. L'approccio è più o meno questo: Livorno «non colpisce immediatamente i visitatori come un luogo sul quale soffermarsi: in effetti, la maggior parte tira dritto in fretta verso Firenze e oltre. Ma vai oltre la Fortezza Nuova o il bel quartiere di canali, noto, per ovvi motivi, come Nuova Venezia, e tu potrai iniziare a capire perché Livorno era in cima alla lista delle città da vedere nel Gran Tour del Settecento e dell'Ottocento».

Fino ai primi anni del Novecento, Livorno era infatti nota come meta di villeggiatura - qui del resto è nato il primo stabilmento balneare - poi nel dopoguerra, trasformatasi in città industriale e sviluppate le sue produzioni grazie anche alle partecipazioni statali, è sparita dalle rotte del turismo. Oggi vorrebbe rientrarvi. Perché Livorno non è solo il porto da cui partire per le vacanze in Sardegna o in Corsica, Livorno è molto di più. È una città popolare in cui si respira a pieni polmoni la cultura, come se fosse Libeccio. È la città di Amedeo Modigliani, Pietro Mascagni, Giovanni Fattori, Giorgio Caproni e Carlo Azeglio Ciampi. Tanto per citare i primi nomi che vengono alla mente.



È la città dei tanti musei, l’ultimo dei quali - il Museo della Città - contiene tra l’altro la bandiera autentica del Partito Comunista (sì, proprio quella del 1921 della scissione che si consumò a Livorno) ed ha ospitato quest'anno la grande mostra in occasione del centenario della morte di Modì: oltre 100mila i visitatori in neppure quattro mesi di esposizione e la gran parte di questi, proveniente da fuori Livorno, ha avuto l'occasione di apprezzare una città che non sapevano esistesse: la città dei canali (i fossi come li chiamano i livornesi), che caratterizzano il quartiere della Venezia oggi diventato il punto di ritrovo della movida con il riprodursi di ristoranti e locali alla moda e dove in agosto si svolge la festa più attesa dell'anno, Effetto Venezia; la città delle religioni, con il Santuario di Montenero (la Madonna che viene venerata è la patrona della Toscana) la grande sinagoga e le chiese di varie confessioni a testimonianza delle sue origini di crogiuolo di popoli.

È dunque una città cosmopolita ed è ovviamente la città del mare, col viale Italia e le sue palme, con la meravigliosa Terrazza Mascagni (ormai protagonista di numerose pubblicità, con la sua pavimentazione a scacchiera che si affaccia sul mare), con la suggestiva Rotonda d’Ardenza, con i maestosi scogli di Calafuria. È la città della libertà e dei diritti (da cui deriva lo spirito un po' irrequieto dei suoi abitanti): non a caso, proprio qui, oltre 250 anni fa fu stampato "dei delitti e delle pene" di Cesare Beccaria mentre durante la dittatura fascista non ha mai conosciuto - unica città italiana con una grande comunità di ebrei- la vergogna del ghetto .

Pur essendo giovanissima - fu elevata al rango di città poco più di 400 anni fa - Livorno può comunque contare su monumenti significativi: la Fortezza Vecchia e quella Nuova, le Terme del Corallo, la statua dei Quattro Mori, il Cisternone del Poccianti e il meraviglioso Mercato coperto lungo il Fosso reale. Molte di queste opere si trovano all'interno di quello che viene definito il Pentagono del Buontalenti: il progetto dei Medici era la creazione di una città ideale chiusa da possenti bastioni e canali e oggi questa area rappresenta il vivacissimo centro mercatale della città.

Livorno è anche la città del divertimento, dell’ironia e dello sberleffo. E pure dello sport: con le sue oltre 500 medaglie olimpiche, mondiali ed europee nelle varie discipline è la città più medagliata d'Italia. Sarà merito della buona aria, del bel mare e della alimentazione. Già, perché Livorno è certamente la città della buona tavola: il cacciucco (da pronunciare assolutamente con le 5 C) è di sicuro il re della cucina livornese, ma le specialità tradizionali sono davvero tante. Tra queste sono assolutamente da ricordare la torta di ceci e il tipico ponce: come qui, non lo troverete da nessuna altra parte del mondo.

«Anche se la prima impressione è raramente positiva, Livorno è una città "vera" che con il tempo si fa apprezzare». Parola di Lonely Planet, la bibbia dei viaggiatori, nata in Australia quasi per scherzo dal tour di un ingegnere squattrinato e poi diventata un colosso mondiale finito prima nelle mani della Bbc e poi di un magnate del Kentucky che, vendendo le sue fabbriche di sigarette low cost, si è riconvertito a filantropo ecologista. La "fotografia" che Lonely Planet nell'edizione italiana fa di Livorno insiste sul fatto che - appunto - la nostra cucina di mare «è la migliore della costa tirrenica», il centro storico è «trasandato» (in effetti da anni si parla di una sua riqualificazione che tarda ad arrivare) - ma «molto affascinante» grazie ai canali che lo attraversano (e «a sud dell'elegante lungomare Belle Epoque si estendono spiagge di ciottoli»). Al tirar delle somme, l'identikit parla di una «città sobria» che «si rivela piacevole tanto per una breve sosta fra un traghetto e l'altro quanto come meta di una gita in giornata da Firenze o Pisa». Una città di cui mi sono innamorato pazzamente. E non sono il solo: se tanti ufficiali che sono "cresciuti" nell'Accademia Navale, se tanti militari che hanno svolto il loro servizio alla Folgore o a Camp Darby (statunitensi compresi), se tanti artisti che sono venuti a scrivere di Livorno, a fotografare o a dipingere Livorno, se tanti dirigenti di aziende private o pubbliche alla fine hanno deciso di stabilirsi qui, una ragione ci sarà. Livorno ti affascina. Perché come Livorno c'è solo Livorno. —