Un'altra estate: benvenuti a Suvereto tra il sughero, il vino e i Bonaparte

La Rocca Aldobrandesca

La quarta tappa del nostro tour dei borghi più belli: qui si respira storia millenaria, tradizione e buon vivere. Il programma dell'evento

Domani, giovedì 6, tappa a Suvereto di Un’altra estate. Ritrovo in piazza Vittorio Veneto alle 18 per la passeggiata nel borgoe giungere alla Rocca Aldobrandesca. Rientro al Chiostro di San Francesco, luogo dell’evento, dove, all’arrivo dei partecipanti, si svolgerà un breve spettacolo di combattimenti medievali. Alle 19 i saluti istituzionali e a seguire Roberto Magazzini, esperto del territorio, offrirà spunti e curiosità per una visita di Suvereto. Lo spazio sarà poi tutto per i produttori locali che si racconteranno a Irene Arquint. Al termine saranno distribuiti piccoli assaggi. La passeggiata e l’evento sono gratuite ma è necessario prenotare inviando una mail a eventi@iltirreno.it.

***

SUVERETO. Si galleggia, come il sughero nell’acqua, tra storia e paesaggio. Basta affidarsi. Ed è sufficiente affacciarsi. Qui Suvereto. Il sughero, che qui chiamano suvero, ha persino dato il nome al paese. L’albero lo si ritrova nello stemma, insieme al leone, segno dell’antica fierezza civica d’impronta ghibellina. Un’atmosfera unica e vera, un luogo vissuto e vivo, in una terra dove nella campagna arriva, forte, il respiro del mare.


C’è una storia millenaria da scoprire e vivere. Niente di ingombrante. Ma è un filo che con orgoglio si dipana fino ai giorni nostri e s’intreccia ai segni monumentali, all’insegna della contemporaneità e della sostenibilità, che sono le cantine sparse nel territorio. Ricordano la vocazione per i grandi vini già intuita da Elisa Bonaparte Baciocchi, la sorella di Napoleone divenuta principessa del principato di Lucca e Piombino, che in queste terre introdusse la coltivazione della vite a filare, alla maniera Bordeaux, che ha avuto un grande avvenire e continua a regalare successi. La vite e l’olivo oggi disegnano la campagna.

C’è una data da cui partire. Il toponimo Suvereto è attestato per la prima volta nel 973 e deriva dal latino suber. E un punto da cui inizia il viaggio: la Rocca Aldobrandesca, che domina il borgo. Qui si può visitare il museo in cui si propone una sorta di itinerario a ritroso nel tempo, sulla base di episodi che hanno caratterizzato la storia della comunità suveretana. Del resto, questo è il luogo dove tutto è cominciato. Dalla prima semplice torre che gli Aldobrandeschi edificarono a guardia dei confini settentrionali del loro feudo maremmano, fino alla fortezza che i pisani completarono all’inizio del XIV secolo. È attorno a questo sito che la storia e l’identità della comunità suveretana ha preso forma.

Tra vicoli, slarghi e piazzette si scopre uno tra i borghi più belli d’Italia, inserito nei circuiti nazionali delle Città del Vino, delle Città dell’Olio e delle Città Slow. Dallo splendido Palazzo del Comune del XIII secolo al convento di San Francesco di cui si conserva il chiostro. La possente cinta muraria. Sono tra i segni dello sviluppo di epoca medievale. A questi si affiancano le chiese della Madonna di sopra la porta, quelle di San Leonardo e San Rocco. Da non perdere la cinquecentesca Fonte degli Angeli, a cui lavorò anche l’artista fiorentino Andrea Guardi, realizzando una preziosa edicola marmorea di Madonna con Bambino, oggi sostituita da una copia e conservata nel Museo di Arte sacra.

Il moderno dialoga con il passato. Anche quando si modernizza abbattendo la Porta al mare, sostenuta dall’attuale arco merlato, nell’Ottocento “per ventilare con utilità per la pubblica salute”. Tra le curiosità merita un affaccio il Museo della Bambola, ospitato nei locali al pianterreno di un edificio medievale del centro storico, in via Magenta, espone una collezione di bambole, realizzate tra l’800 e il’900, che dà conto dei mutamenti di stile e di tipologia.

A un tiro di schioppo c’è il piccolo gioiello urbanistico del castello di Belvedere (1573) edificato nel tentativo di ricercare un posto più salubre, allontanandosi dalle paludi malariche di questa terra dell’Alta Maremma. Oppure il villaggio minerario di Montioni, dove si estraeva l’allume e la principessa Elisa aprì un’attività termale. Una storia industriale e di agricoltura all’avanguardia per l’epoca di cui restano alcune suggestive testimonianze. Si arrivò perfino a impiegare i cammelli per il trasporto del minerale da Montioni al mare.

Terra di frontiera per secoli, tra le aree di influenza di stati ben più potenti, come Siena e Firenze, non si manca di ricordare con orgoglio la serie di libertà e franchigie ottenute con la Charta Libertatis dal conte Ildebrandino nel 1201. Ritenuto dalla comunità suveretana come il suo vero atto di nascita. 

La guida allo shopping del Gruppo Gedi