Intrigo “europeo” e la bella fuggitiva Lefebvre debutta con un giallo doc

La prima fatica letteraria del docente ed economista Una storia avvincente tra spie e minacce terroristiche tra la Francia e Amsterdam

Carlo Lefebvre, economista, si divide da anni tra l’insegnamento nelle università, il ruolo di manager e la valutazione di grandi progetti d’investimento. Poi, un bel giorno, ha deciso di accantonare per un po’ teorie macroeconomiche e modelli matematici e si è messo a scrivere un giallo. Il risultato – “La fuggitiva”, Giunti Editore, Euro 16 – è sorprendente: un intrigo internazionale avvincente e attualissimo; un investigatore francese, il commissario François Gerard, abituato a muoversi tra spie, misteri e minacce terroristiche; un palcoscenico il cui sipario s’apre di volta in volta a Marsiglia, Amsterdam, Parigi, nei Balcani; una scrittura secca e nitida, senza fronzoli, ma ricchissima di suggestioni e informazioni; e lei, la protagonista e deus ex machina, la bellissima Sahar. La fuggitiva. Il racconto si muove su più piani. Ad Amsterdam viene assassinato un progettista di software per criptare informazioni sensibili. Pochi mesi dopo, e a molti chilometri di distanza, nella Champagne, muore il contabile del priorato di Binson precipitando da un campanile. Sembra un suicidio, ma non ne è convinto un vecchio amico di Gerard, l’ispettore Legrand, che per saperne di più si spinge fino a Marsiglia. Dove viene ucciso in un alberghetto. Due morti inspiegabili sulle quali, un po’ per amicizia e molto per curiosità, ficca il naso Gerard. In quella stessa città ha trovato riparo Sahar, una giovane tunisina fuggita dal regime di Ben Ali. La sua vita tranquilla cambia totalmente quando uno spacciatore viene ucciso a casa sua e lei viene accusata dell’omicidio. È l’evento che la costringe a trasformarsi in fuggitiva, e a vagare per l’Europa alla ricerca di chi e perché vuole incastrarla. L’analista. Il contabile. Lo spacciatore. Il commissario. La fuggitiva. Vicende apparentemente lontane. Che invece, come scoprirà Gerard, sono tasselli di una stessa storia. E sarà proprio Sahar a metterlo sulla strada giusta per trovare la soluzione del giallo, a Zagabria, dove frange terroristiche radicali intendono salutare con le bombe l’ingresso della Croazia in Europa. Con una trama avvincente, Lefebvre muove il suo commissario nei vicoli di Marsiglia e nelle strade di Parigi, negli uffici di Amsterdam e negli intrighi balcanici, tra amori perduti, hacker e terroristi. Con sapienza, conduce Gerard fino alla scoperta del colpevole, il cattivo. Che, come nella vita reale, ha un nome e un cognome, ma mille identità. Che costituiscono il fascino di questo libro. —

Michele San Giorgio