Onore al gallo Renato, ucciso da una volpe mentre difendeva eroicamente il pollaio

Come in una fiaba senza lieto fine il pennuto, simbolo della pregiata razza livornese, è morto nell’allevamento dove era stato “esiliato” perché il suo canto disturbava il vicinato del Museo di storia naturale

La storia del gallo Renato: da ugola d'oro a eroe del pollaio

Il gallo Renato non canterà più: protagonista di un episodio che aveva destato vasto clamore l'estate scorsa quando fu allontanato dal Museo di Storia Naturale perché disturbava i vicini con il suo canto, il magnifico pennuto livornese è infatti morto nel coraggioso tentativo di difendere il pollaio dalla scorreria di una volpe. Situato sulle colline livornesi, l'allevamento amatoriale dove era tornato ad abitare Renato risulta protetto dall'eventuale incursione di animali selvatici: una volpe è tuttavia riuscita a varcare la recinzione introducendosi nottetempo nel pollaio dove una ventina di galline stavano tranquillamente dormendo, mentre il gallo Renato riposava appollaiato su un albero ad un paio di metri di altezza, come faceva sempre quando era al Museo di storia naturale.

Svegliato di soprassalto dallo starnazzare delle galline spaventate (una di esse è rimasta uccisa subito) il gallo Renato non ha esitato a ingaggiare una lotta furibonda con l'intrusa confidando nel suo becco appuntito e nei suoi artigli. La volpe ha però sopraffatto l'impavido pennuto che ha comunque venduto cara la pelle: nel suo becco sono stati infatti trovati brandelli di pelliccia dell'assalitrice che, malridotta, ha poi battuto in ritirata senza portare via alcuna preda.

Sacrificandosi il gallo Renato ha insomma salvato il pollaio dove altrimenti la volpe avrebbe potuto compiere una vera strage. Un episodio simile comparve nel 1963 su una copertina della Domenica del Corriere illustrata da Walter Molino: in quel caso però il gallo sopravvisse e riuscì a sconfiggere la volpe.

L'avventura del gallo Renato inizia nel novembre 2018 con la sua partecipazione alla mostra di avicoltura organizzata dal neonato Club Italiano della gallina Livorno al Museo di storia naturale del Mediterraneo: il pennuto ne approfittò per squagliarsela nel parco di villa Henderson e, non essendoci stato verso di riacchiapparlo, fu deciso di lasciarvelo. Con la sua innata simpatia Renato divenne subito una vera attrattiva, soprattutto per i più piccoli frequentatori del Museo dove nella primavera seguente è stata collocata la “Casa della gallina livornese”. In collaborazione con il Dipartimento di veterinaria dell'Università di Pisa nel piccolo pollaio vennero quindi ad abitare tre giovani galline livornesi che gli alunni delle scuole Bartolena chiamarono Corinna (quella bianca), Argìa (quella nera) ed Eugenia (quella blu).

Renato non aveva però fatto i conti con alcune persone del vicinato che ritenendosi infastidite dal suo chicchirichì mattiniero inoltrarono un esposto ai vigili urbani. Nel luglio scorso, con la disperazione dei bimbi che vi si erano affezionati, il gallo Renato fu perciò preso e riportato da dove era venuto. La vicenda non passò inosservata venendo più volte raccontata sul nostro giornale suscitando una vasta eco e provocando centinaia di commenti sul Tirreno web a difesa del pennuto con tanto di hashtag “#iostoconRenato”. Al suo posto possiamo ora vedere Gino (figlio di Renato e di Eugenia), un vispo galletto livornese dallo splendido piumaggio nero, anch'esso molto simpatico e socievole, divenuto grande amico dei tanti studenti che nelle belle giornate preferiscono aprire libri e quaderni sui tavolini nel parco di Villa Henderson. Altri due galletti, sempre figli di Renato, sono stati invece trasferiti presso la BiodiverCity di Riparbella dove insieme a cavallini, caprette maialini e volatili da cortile sono impegnati nella pet-therapy rivolta a giovani ed anziani. —