I nostri lettori al castello di Lari: visita speciale... con tanto di fantasma

Sabato 18 maggio, venti lettori potranno essere protagonisti di un viaggio tra storia e leggenda nel Castello dei Vicari. Per partecipare basta essere abbonati alla comunità di “Noi Tirreno”

Sabato 18 (alle ore 10.30), venti lettori potranno essere protagonisti di un viaggio tra storia e leggenda nel Castello dei Vicari. Per partecipare basta essere abbonati alla comunità di “Noi Tirreno”. L’adesione dà la possibilità di ricevere contenuti speciali e partecipare a questi eventi. Una volta iscritti, i lettori dovranno inviare una mail ad eventi@iltirreno.it indicando nome e cognome, città di residente e telefono. Saranno richiamati dalla nostra segreteria dopo una verifica dei dati. Alla fine del percorso guidato sarà possibile visitare anche il pastificio artigianale Martelli. Ogni abbonato può essere accompagnato da una persona.

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Ha la fama di fortezza inespugnabile e una storia lunga mille anni. Uno scrigno pieno di fascino, centro di potere per secoli (da qui si controllava un terzo dell’attuale provincia di Pisa). Ma è anche teatro di una leggenda, a doppio filo con le violenze fasciste agli albori del Ventennio, quando la fortezza – che nel 1200 fu dimora della famiglia pisana Upezzinghi – divenne teatro di una tragedia tramandata grazie ai racconti dei paesani, accompagnati da un velo di mistero.


Il protagonista è Giovanni Princi, conosciuto come “il Rosso della Paola” (aveva i capelli rossi ed era figlio di Paola Giannoni e Luigi). Un bracciante agricolo di 41 anni, che si ribella al fascismo, tanto da guadagnarsi l’odio dei gerarchi. Nel giugno del 1922 gli viene rivolto un ultimatum della colonne de “L’Idea fascista”, dove viene definito «il famoso pregiudicato comunista», e indicato come «il responsabile dell’aggressione a revolverate al dottor Cino Bendinelli, segretario politico di questo Fascio» e che stavolta «aggrediva brutalmente nella propria abitazione una pacifica famiglia livornese che si trovava qua in villeggiatura. La competente autorità dovrebbe pensare una volta per sempre a togliere dalla libera circolazione simili delinquenti».

Passano pochi mesi e l’ennesimo oltraggio a un gerarca costa a Princi il carcere (nel Castello). La mattina del 16 dicembre viene portato cadavere nella propria abitazione. Secondo la versione ufficiale si era impiccato all’inferriata della propria cella, la numero 5, anche se nell’atto di morte, conservato in municipio, c’è scritto che Princi è morto nella sua abitazione, senza specificare ulteriori dettagli. Ma c’è anche un’altra versione, più plausibile: Giovanni morì in seguito alle percosse subite durante un interrogatorio. E da allora - secondo la leggenda - la notte tra il 15 e il 16 dicembre di ogni anno, la sua anima inquieta si aggira nel Castello dei Vicari, tra sibili, rumori di catene, porte che sbattono e figure inquietanti avvolte nella nebbia che vari testimoni hanno giurato di aver visto e sentito.

Un velo di mistero su una storia, quella del Castello (oggi sede di matrimoni, presentazioni e conferenze), iniziata intorno all’anno Mille. Nel 1289 divenne un’importante fortezza della Repubblica di Pisa e fu assediato più volte (invano) dalle truppe fiorentine, che nel 1406 conquistarono Pisa e Lari fu elevato a capoluogo delle colline. Per tutto il XV secolo, ogni volta che Pisa si ribellava a Firenze, Lari partecipava attivamente ai tentativi di ristabilire l’autonomia: per questo motivo il Castello fu ripetutamente assediato, ma senza successo, mantenendo la sua fama di “inespugnabile”. I fiorentini lo trasformarono in sede dei Vicari (che hanno lasciato in “eredità” i 92 stemmi che decorano la facciata) fino al 1848, quando fu trasformato in palazzo Pretorio.
 

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