“Cumque evigilasset” il canto dei monaci chiude i festeggiamenti

i mille anni di san miniato al monte 

FIRENZE. Il 27 aprile dello scorso anno presero il via le celebrazioni per festeggiare i mille anni della fondazione della Basilica di San Miniato al Monte.

Protagonista di quella “prima pietra” fu Marco Bagnoli che creò per l’occasione “Janua Coeli”, opera site specific incastonata fra le architetture e gli spazi dell’abbazia. Intenzione dell’artista era collegare idealmente l’esterno con l’interno, attraverso una diagonale cha partendo dal cimitero delle Porte Sante, percorresse tutta la chiesa per raggiungerne l’abside con un segno di luce, “simbolo di quel sogno profetico di pace, che fu nella visione all’origine della sua istituzione”.


L’atto conclusivo di questo percorso che si snoda fra i cinque elementi costitutivi dell’universo secondo l’antica sapienza (Terra, Acqua, Fuoco, Aria, Etere), si consuma il lunedì di Pasqua, a partire dalle 19, accompagnato dal coro dei monaci che intoneranno il “Cumque evigilasset”, canto in stile gregoriano appositamente composto da Giuseppe Scali.

Il rapporto fra San Miniato e Bagnoli data fin dal 1992 con l’installazione di due parabole, una in alluminio e una in acciaio, poste ad angolo nell’atrio che fa da ingresso al convento in occasione del solstizio d’inverno, prosegue nel 1994 quando l’abbazia commissiona all’artista l’arredo liturgico per la cripta di Bernardo Tolomei, il fondatore della congregazione degli olivetani, torna ancora nel 2012 con l’istallazione di due opere all’interno della basilica.

Per l’occasione sarà realizzata una pubblicazione a cura dell’atelier Marco Bagnoli di Montelupo.

Gabriele Rizza

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