Nibali lascia il ciclismo: i successi dello squalo di Mastromarco e la confessione tra le lacrime in diretta tv

Vincenzo Nibali lascia il ciclismo

«Ho raccolto davvero tantissimo nella mia carriera, ho cercato di fare il meglio fino ad ora - ha detto Nibali, guardando alcune immagini delle sue vittorie -. Sono emozionato, qui è iniziata la mia storia, con le prime corse in Sicilia, che poi ho lasciato a 15 anni. Ho dato tantissimo al ciclismo e forse è arrivato il momento di poter restituire un po' quello che ho sottratto alla famiglia, agli amici, a tutto quello che ho sacrificato per le due ruote»

Il mare e la luce della sua Messina, dove è arrivato al termine della quinta tappa del Giro d'Italia, mercoledì 11 giugno, hanno dato a Vincenzo Nibali la forza per annunciare che a fine stagione con tutta probabilità metterà fine ad una carriera esaltante. Una dichiarazione che era nell'aria ma che non ha mancato di commuoverlo mentre la pronunciava ai microfoni della Rai, poco dopo essere sceso di sella: «Aspettavo questa tappa da qualche anno. Proprio nella terra dove sono nato e ho iniziato a pedalare volevo annunciare che questo sarà il mio ultimo Giro d'Italia e che probabilmente mi ritirerò a fine anno», ha detto lo Squalo tra le lacrime, mentre poco più in là venivano premiati il vincitore in volata della tappa odierna, il francese Arnaud Demare, e lo spagnolo Juan Pedro Lopez, che ha conservato la maglia rosa conquistata martedì 10 maggio. Non è un sipario che si abbassa, perché il Giro e la stagione sono ancora lunghi, ma ormai sulla soglia dei 38 anni, che compirà a novembre, Nibali ha preso atto di aver dato e avuto quasi tutto il possibile in una carriera da professionista cominciata nel 2005 e che lo ha visto trionfare due volte nella corsa rosa (2013 e 2016) e una volta al Tour de France (2014) e alla Vuelta (2010), oltre a due Giri di Lombardia e una Milano-Sanremo, un palmares che condivide con pochissimi altri campioni del pedale.

Poche le recriminazioni, anche se resta la rabbia per quella caduta che ai Giochi di Rio ha cancellato il sogno dell'oro olimpico. «Ho raccolto davvero tantissimo nella mia carriera, ho cercato di fare il meglio fino ad ora - ha detto Nibali, guardando alcune immagini delle sue vittorie -. Sono emozionato, qui è iniziata la mia storia, con le prime corse in Sicilia, che poi ho lasciato a 15 anni. Ho dato tantissimo al ciclismo e forse è arrivato il momento di poter restituire un po' quello che ho sottratto alla famiglia, agli amici, a tutto quello che ho sacrificato per le due ruote». Intanto, però, il Giro continua e dopo la brutta giornata di martedì 10 maggio, quando lui e la sua Astana hanno accusato vari minuti di ritardo al traguardo sull'Etna, Nibali non è per nulla rassegnato e ha promesso di «inventare qualcosa nelle prossime settimane. Vedremo se c'è spazio per puntare alle tappe o alla classifica». È quello che tutti i tifosi hanno imparato ad aspettarsi da un campione che all'Italia del ciclismo mancherà molto, specie in un momento di non grande gloria almeno per il settore maschile. Lo Squalo è sempre stato capace di entusiasmare, con la sua classe ma anche la sua modestia, guadagnandosi grande rispetto anche tra i tanti avversari che ha affrontato in 18 anni di professionismo. Asciugate le lacrime, stretto nell'affetto dei concittadini e dei tanti amici nella carovana, Nibali giovedì 12 maggio attraverserà lo Stretto e tornerà in sella per la sesta tappa, 190 km con partenza da Palmi ed arrivo a Scalea. Un'altra frazione favorevole ai velocisti e che potrebbe dare una chance agli italiani, che oggi si sono fatti vedere in volata con Giacomo Nizzolo terzo al traguardo, Davide Ballerini quinto e Simone Consonni decimo.