L’Inter esulta, Inzaghi vuole aprire un ciclo

Dopo la sofferta vittoria con una Juventus decimata ma in crescita i nerazzurri non vogliono mollare nella corsa scudetto  

milano. Una vittoria arrivata proprio all’ultimo secondo utile, che premia un gruppo e consacra un allenatore mai sopra le righe, un lavoratore instancabile e un eccezionale uomo di campo, Simone Inzaghi. Solleva la Supercoppa, ormai senza un filo di voce dopo aver incitato i suoi per oltre centoventi minuti, consapevole di poter iniziare un ciclo all’Inter, un club dove i tecnici - vincenti o perdenti - non sono mai durati abbastanza.

È questo probabilmente il significato di una partita dura, non bella, tesa, a tratti nervosa chiusa da un brutto episodio tra Leonardo Bonucci e il segretario dell’Inter Cristiano Mozzillo colpevole probabilmente di aver esultato al gol di Alexis Sanchez quando sembrava ineluttabile che si andasse ai rigori.


La sfida tra Inter e Juventus è sempre e in ogni caso ad alta tensione. La squadra di Allegri, priva di tanti titolari (l’Inter era al completo) conferma le difficoltà di questa stagione, i nerazzurri invece mostrano una mentalità vincente e una forza che potrebbero portare dritto allo scudetto, il secondo di fila. Uomo partita sicuramente Sanchez che ora chiede spazio e un posto da titolare, esprimendo – proprio nel momento del trionfo – una certa amarezza per essere stato marginalizzato. Un leone in gabbia ancora affamato e carico, come si è definito. Inzaghi è avvertito e potrebbe tenerne conto già nella prossima partita contro l’Atalanta, schierandolo dal primo minuto insieme a Lautaro Martinez.

Sulla sponda bianconera tanta rabbia, ma anche una buona dose di consapevolezza nei possibili progressi: in casa Juventus si respirano sentimenti contrastanti dopo la sconfitta in Supercoppa Italiana. «È arrivata a cinque secondi dalla fine, è un risultato che brucia e che fa male», è il commento a caldo di Massimiliano Allegri che ancora risuona. «Ce la siamo giocata alla pari, dobbiamo crescere in autostima» il pensiero di Federico Bernardeschi.

In effetti, nonostante le statistiche siano nettamente a favore dei nerazzurri, la Juve è uscita da San Siro a testa alta pur presentandosi in emergenza assoluta. Era la prima gara senza Chiesa dopo il grave infortunio al ginocchio, mancavano De Ligt e Cuadrado per squalifica, Szczesny ha dovuto assistere alla finale dalla panchina perché in attesa del green pass, Danilo rientrato dopo il lungo infortunio ma in panchina, Dybala a mezzo servizio (e si è visto quando è entrato), Bonucci fuori: malgrado questo i bianconeri hanno sfiorato i calci di rigore contro i campioni d’Italia in carica. “Non è successo nulla, non era nervoso” aveva tentato di stemperare Allegri nel dopo-gara, parlando del suo giocatore.

Intanto, dopo la Supercoppa bisogna voltare pagina, sabato sera all’Allianz Stadium arriverà l’Udinese e serve dare continuità alla vittoria in rimonta di Roma per proseguire la rincorsa ai primi quattro posti. Torneranno tutti gli assenti della Supercoppa, ad eccezione ovviamente di Chiesa, e il tecnico avrà la possibilità di scegliere soprattutto in difesa. Uno tra Pellegrini e De Sciglio dovrebbe sostituire Alex Sandro dopo l’errore che di fatto ha regalato il trofeo all’Inter, e Bonucci potrebbe tornare dal primo minuto al fianco di De Ligt. In attacco, invece, Dybala scalpita: dopo la titolarità di Roma, a San Siro è entrato soltanto a un quarto d’ora dalla fine senza brillare. Contro l’Udinese servirà anche e soprattutto la sua qualità.