Altro sgarbo mondiale all’Atletica azzurra: La Federazione esclusa dalla Top Six 2021

Continua l’accanimento di Gran Bretagna e Usa contro i nostri eroi di Tokyo, e non si fermano le insinuazioni su Jacobs 

Paolo Carletti

A inglesi e americani l’estate sportiva è rimasta proprio indigesta. Battuti nell’atletica alle Olimpiadi, battuti agli Europei di calcio, e in altre discipline (peccato che Berrettini non si sia preso anche Wimbledon). E così, dopo aver escluso Tamberi e Jacobs (per non parlare della staffetta) dalla top ten degli atleti alle Olimpiadi, aver accusato apertamente gli azzurri di doping )Jacobs in particolare), arriva l’ennesima incomprensibile mancanza di rispetto da parte di World Athletics nei confronti dell’Atletica italiana.


Sono state infatti diramate da poco le nomination per il premio relativo alla miglior Federazione mondiale del 2021. Sei le federazioni nominate, una per ogni continente, e guarda un po’, quella italiana non è stata neanche citata.

Per l’Europa la federazione più meritevole è infatti risultata la Repubblica Ceca, che, nelle argomentazioni che l’hanno portata ad essere issata in cima alla lista, si legge che sia dipeso dal fatto che durante la pandemia (così come successo in Italia, senza dargli titoli altisonanti) ha organizzato una serie di manifestazioni chiamate “back to track”.

Cioè praticamente ciò che hanno fatto tutte le altre federazioni. 253 sarebbero stati gli eventi con 23mila partecipanti (in Italia si supera facilmente questo dato). Questo “award” tra l’altro non è assegnato sulla base di tali iniziative più “sociali” e meno agonistiche. Non è così. Infatti per altre realtà (come Australia, Kenya e Giappone) si fa menzione proprio delle medaglie vinte a Tokyo, in un medagliere in cui l’Italia è stata seconda solo agli Stati Uniti. Cioè, in sintesi: Italia seconda al mondo nell’atletica alle Olimpiadi dopo gli Stati Uniti, ma non siamo degni di essere tra le sei migliori federazioni.

I metodi di selezione sono peraltro incomprensibili, visto che per il Kenya l’attività agonistica l’ha fatta da padrone per giungere alla nomination, con la citazione dei successi di Tokyo e dei mondiali casalinghi di Nairobi, mentre per federazioni come quella Ceca e quella Costaricana, si è andati alla ricerca di qualcosa di pubblicamente sostenibile (vista l’assenza di risultati... Insomma, un premio dai criteri incomprensibili (?), in una politica internazionale che continua a non vedere ciò che è stato fatto dagli italiani a Tokyo. Forse anche la nostra politica sarebbe il momento che facesse sentire la sua voce a livello istituzionale.

E mentre due giornalisti del Times stanno passando al setaccio la vita di Jacobs girando l’Italia in lungo e largo (ma perché non occuparsi del “vero dopato”, che nella staffetta vinta dagli azzurri era proprio un britannico), fa scalpore la notizia che sia Jacobs, che Tamberi, come gli altri velocisti, non sono stati inseriti nella lista dei dieci atleti in lizza per il titolo mondiale dell’anno.

Il potere d’altronde conta, e Usa e Gran Bretagna hanno davvero il dente avvelenato. Tanto che i due “colleghi” inglesi che hanno anche cercato di intervistare Jacobs (dopo averlo accusato di doping con una rapida marcia indietro), hanno ricevuto un cortese “no grazie”. La reazione è davvero da codice deontologico: «Vabbene – hanno detto i due – vediamo cosa farai il 4 febbraio ai mondiali indoor di Berlino». Una frustrazione davvero ridicola.

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