Perdono 26-0, il dirigente di calcio giovanile: «Ma fermarsi non era giusto e vi spiego perché»

Il responsabile del settore giovanile della Sampdoria commenta l'esito della partita tra due squadre massesi: «È successo anche a me, non bisogna drammatizzare»

Da calciatore ha vinto scudetto, Coppa Italia, Supercoppa e Coppa delle Coppe con la Sampdoria di Mancini e Vialli guidata da Boskov e al termine della carriera da quasi 25 anni, sia in veste di tecnico che di responsabile, ha lavorato e lavora con settore giovanili professionistici spiegando la metodologia e la didattica legate alla gestione del gruppo sia in campo che fuori con un’attenzione particolare agli aspetti educativi e formativi fuori dal rettangolo verde. Giovanni Invernizzi, 58 anni, quasi 300 partite in serie A con le maglie di Como e Samp, per anni, salvo la parentesi della scorsa stagione allo Spezia, è stato tecnico del vivaio blucerchiato di cui oggi è il responsabile, e forte della sua esperienza nel settore prova a dare una sua interpretazione ad episodi come quelli accaduti in provincia di Massa dove la squadra Giovanissimi del Romagnano ha segnato 26 reti ai pari età del Monti.

Mister Invernizzi, è giusto a livello giovanile che una formazione, decisamente più forte di un’altra, finisca per “infierire” sull’avversario con punteggi più vicini al rugby che al calcio?


«Preferisco non parlare del caso di specie perché prima occorre conoscere le persone e il contesto in cui i fatti si sono verificati. In questi casi non esiste una precisa regola di comportamento che tuteli l’incolumità psicologica del ragazzo o dell’adolescente che gioca in una squadra che subisce venti e passa reti senza segnarne. Fermarsi quando ci si accorge della superiorità tecnica e iniziare a fare girare la palla giocando a un solo tocco in modo da alterare il gioco? Ma in quel caso come reagirebbero i rincalzi, che in queste circostanze subentrano ai cosiddetti titolari, e che hanno l’opportunità di mettersi in mostra e guadagnare considerazione agli occhi del mister e dei compagni? D’altro canto è comprensibile lo scoramento degli sconfitti che in queste situazioni devono essere confortati e al contempo spronati nel modo giusto dall’allenatore».

Nella sua lunga esperienza le è capitata una situazione analoga?

«Mi è capitato da responsabile del settore giovanile con gli under 17 della Sampdoria. Perdemmo 9-0. Fu una giornataccia che non si è più ripetuta. Come ci comportammo? In sintonia con il mister negli spogliatoi non parlammo della partita, non facemmo drammi. Lasciammo sbollire la delusione senza toccare l’argomento anche nei giorni successivi durante l’allenamento senza far pesare troppo quel doloroso ko e 72 ore dopo il match iniziammo a parlare della partita successiva».

La sua esperienza è legata al calcio professionistico, ma nelle squadre giovanili dilettantistiche le dinamiche sono diverse.

«Guardi, io da 10 a 13 anni ho giocato all’Oratorio Don Bosco prima di approdare al vivaio del Como e le posso dire che oggi manca la cultura della sconfitta. Siamo negli anni Duemila esiste la rete, i ragazzi sono più evoluti e forse più maturi di come eravamo noi, ma allo stesso tempo sono estremamente fragili e di fronte all’insuccesso non sanno reagire. Non riescono a trasformare una situazione negativa in una successiva occasione di riscatto. All’Oratorio ci rimboccavamo le maniche per cercare di migliorarci e vincere la prossima partita. Adesso subentra lo scoramento e la voglia di gettare la spugna. Credo che gli istruttori debbano preparare i loro non tanto e non solo a saper vincere, ma anche e soprattutto a saper perdere. Nel calcio dilettantistico, dove l’aspetto etico, morale e sociale e il rispetto sull’avversario deve prevalere sul risultato del campo, ci sono realtà strutturate in modo differente. Vivai ben curati con prospetti interessanti e piccoli club che fanno i salti mortali per allestire formazioni giovanili da mandare in campo. Forse è su queste diseguaglianze che si dovrebbe agire attraverso la costituzioni di campionati differenti proprio per evitare questi risultati roboanti».