I signori toscani dell’ottovolante, Spalletti eguaglia Sarri e Allegri

Luciano Spalletti, Maurizio Sarri e Massimiliano Allegri

Numeri, moduli, idee dei tre tecnici: Luciano record a Napoli. La cura-Sarri per la Lazio, Max ha ripreso in mano la Juve

Dopo 8 giornate di campionato a guardare tutti dall’alto in basso c’è il "toscanaccio" Luciano Spalletti, uscito dai blocchi di partenza del campionato manco fosse Usain Bolt. A lottare per il titolo ci sono, però, altri due mister nativi del Granducato, Max Allegri e Maurizio Sarri e che sono già saliti sull’"ottovolante" come Spalletti (Sarri nel 2017-2089 Allegri la stagione dopo). Due che, in coppia, hanno vinto 6 degli ultimi 7 campionati. Insomma, un triangolo magico, almeno nel calcio, che trova i suoi vertici a Livorno, Certaldo e Castelfranco Piandiscò.

TATTICAMENTE DIVERSI

Corregionali sì, ma diversi, molto diversi, quanto a credo tattico. Sarri è il più scientifico di tutti, le sue squadre assomigliano tanto a meccanismi nel quale ogni ingranaggio è oliato alla perfezione; certo, i suoi insegnamenti sono difficili e complicati da recepire, ma una volta metabolizzati restituiscono una manovra che è una gioia per gli occhi, basti pensare al suo Napoli, capace di sfiorare quello scudetto che poi Maurizio ha conquistato a Torino, sia pure senza brillare sul piano del gioco. Un atteggiamento tattico simile lo propone pure Luciano Spalletti, altro tecnico che cura i dettagli in modo maniacale, sempre con lo sguardo rivolto alla porta avversaria, più che alla propria. Una impostazione che sta pagando, eccome, tanto che il Ciuccio partenopeo viaggia solitario in vetta alla classifica, grazie alla serie aperta di 8 vittorie di fila. Diverso è l’approccio di Allegri; il tecnico livornese, più che sul gioco, si focalizza sul risultato, ben sapendo che sono proprio i risultati a fare le fortune di ogni tecnico. Ed allora le sue squadre talvolta sembrano retrò e vintage, prediligono la fase difensiva, per poi far male alle avversarie con veloci ripartenze, come accaduto domenica sera contro la Roma. Il suo credo tattico si è visto bene nell’ultimo mese, con l’avvio flop sterilizzato grazie ad una difesa diventata una autentica linea Maginot, tanto da rimanere imbattuta nelle ultime tre gare, compresa quella col Chelsea.

I NUMERI DI 8 GIORNATE

Anche le statistiche delle prime 8 giornate di campionato testimoniano la bontà del lavoro di Spalletti: il suo Napoli vanta la miglior difesa del campionato, con appena 3 reti incassate, di cui soltanto una nelle ultime cinque. Tanto per capire, la seconda in questa graduatoria, il Milan, ne ha incassate più del doppio (7). Numeri nettamente migliori di quelli della Juventus, il cui portiere Szczesny si è già inchinato 10 volte, ma è imbattuto da quasi 200’, e Lazio, perforata 13 volte. Oltre ad una difesa di ferro, il Napoli vanta anche un attacco al fulmicotone: trascinata da uno scintillante Osimhen, la Spalletti band infila oltre 2 palloni a partita (19 per l’esattezza), seconda solo all’Inter. Segna tanto anche la Lazio (18), che però si perde lontano dall’"Olimpico": in trasferta Immobile e compagni hanno infilato appena 2 reti in 360’, poche per una squadra con quella batteria offensiva. Segna meno la Juventus, 11 centri, che paga la cessione di Cristiano Ronaldo ed i ripetuti problemi fisici di Dybala.

VENUTI DAL BASSO

Allegri è partito dalla C2 con l’Aglianese, l’ultima squadra nella quale ha giocato, per poi passare dalla C1 alla guida di Spal, Grosseto, con annesso esonero, e Sassuolo. Ancor più tortuoso il percorso di Sarri, che per allenare ha abbandonato anche il posto sicuro, in banca: partito dalla promozione (Cavriglia), è passato per eccellenza (Tegolato, Valdema), prima di imporsi all’attenzione generale con il Sansovino e la Sangiovannese, esperienze che gli sono valse la B, dalla quale è stato respinto (esonero ad Arezzo e dimissioni ad Avellino), prima della grande occasione, sfruttata alla perfezione, con l’Empoli. Spalletti invece, appesi gli scarpini al classico chiodo, ha iniziato dalle giovanili dell’Empoli, per poi vedersi affidata la panchina della prima squadra, portata dalla C1 alla Serie A. Una cavalcata, per tutti e tre, verso l’Olimpo del nostro calcio arrivata per merito e non per grazia ricevuta.

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